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Immigrazione e razzismo, la voce di una studentessa sedicenne per svegliare le nostre coscienze

Smiling young students of different nationalities sitting and talking in the classroom while the break

L’italiano medio di oggi, in particolare l’adulto, crede di avere il monopolio d’opinione sui temi di razzismo e immigrazione.

Il motivo?

I giovani “non capiscono”, “non sono tematiche che li riguardano”…anche se vivono giorno per giorno a scuola, al parco, in palestra, a casa queste situazioni sulla loro pelle o su quella di chi sta loro intorno.
I ragazzi di oggi, invece, ci pensano, ci riflettono, ci stanno anche male per queste situazioni.
Tutto l’odio che si riversa su di loro e su tutti noi, attraverso i mass media, è totalmente incoerente con il pensiero “politically correct” imposto primariamente dalla cultura italiana e dall’Unione Europea di cui facciamo parte.

Proprio perché i giovani pensano e cercano di “fare”, piuttosto che di “dire” e usare periodi condizionali con l’aggiunta di “se” e “ma”, una studentessa dell’ITE “E.Tosi” di Busto Arsizio, provincia di Varese, ha deciso di scrivere una lettera ( che noi di dailywonder.it abbiamo il piacere e l’onore di pubblicare per primi n.d.r.) per invitare tutti a creare una società veramente inclusiva, facendoci riflettere sulla storia dell’immigrazione italiana e su come ieri eravamo noi i protagonisti delle tragedie che oggi si sviluppano nei nostri mari e nelle nostre città.

Una sedicenne portavoce di una parte di generazione che vuole “cambiare” fattivamente la società, piuttosto che essere passivamente travolta dagli eventi; portavoce di quei ragazzi che vanno a scuola per imparare, svilupparsi ed evolversi, piuttosto che passare le giornate sui social da spettatore chiuso ed illuso che vive in un mondo fatuo e virtuale.

“Salve io mi chiamo Alessia Reina, vado in seconda superiore alla ragioneria Tosi di busto Arsizio (va), le sto scrivendo questa lettera perché sono stanca di stare ferma a guardare il mondo andare avanti in questo modo. So che con delle semplici parole da sedicenne non potrò stravolgere il mondo ma magari potrò cambiare il cuore di qualcuno.
Nel percorso didattico che sto svolgendo ci stiamo soffermando molto sulle tematiche di immigrazioni e razzismo, è un percorso molto formativo oltre che didattico e come ogni argomento studiato si scopre sempre qualcosa di nuovo. Ripassando per la verifica che si terrà a breve mi sono soffermata molto sugli articoli di giornale scritti dagli americani nel XIX-XX secolo e ne sono rimasta scioccata.
In questo periodo, noi italiani, eravamo un popolo di emigranti ed abbiamo subito umiliazioni e discriminazioni molto pesanti come ad esempio nel 1922 sul “North American Revue” si scriveva : <<Dobbiamo opporci agli arrivi dall’ Italia, i cui migranti rappresentano il gradino più basso della scala sociale. È sopratutto da lì che viene l’inquinamento della cittadinanza intelligente; non abbiamo spazio nel nostro paese per “l’uomo con la zappa”, sporco e guidato da una mente minimamente superiore da quella di un bue, di cui è fratello>>.
Oppure il “New York Times” nel 1882:<<Non c’è mai stata da quando esiste New York una classe così bassa e ignorante come gli italiani meridionali. Essi rovistano tra i rifiuti nelle nostre strade, i loro bambini crescono in luridi scantinati, pieni di stracci e di ossa e poi vengono spediti delle strade a lucidare scarpe, raccogliere rifiuti[…]>>. 
Io ora le chiedo, perché ? Perché ora ripetere questo con persone che hanno bisogno di una casa? Perché privare a degli esseri umani di vivere una vita degna di essere chiamata tale? Lei ha mai letto ‘Le stelle di Lampedusa’ di Pietro Bartolo? Se non l’ha ancora letto lo legga, si fidi, merita veramente i 10 minuti la sera prima di andare a dormire; e glielo sto dicendo io che non sono un‘amante della lettura! Se invece lo ha letto sa di cosa sto parlando, perché la storia di Anila, la protagonista del libro, è la storia di mille altre bambine, ragazze e donne che pur di provare ad avere una vita, si lanciano nell’ impresa di un viaggio che spesso non ha nemmeno una meta precisa perché da dove si parte non si conosce nulla se non quello che passa per il telefono senza fili.
Lì si vive in condizioni inimmaginabili che fanno male da dire e da sentire, ma io sono una ragazza, di soli 6 anni più grande di Anila e mentre leggevo ho provato tutto ciò che provava lei e non è giusto, non è giusto che una bambina di 10 anni venga usata come un oggetto di piacere, non è giusto che per poter raggiungere la madre lei ha dovuto sopportare la fame e la sete, che ha dovuto guardare uomini e donne morire davanti a se e che le venisse tolto tutto ciò che la rendeva innocente. Una bambina che vive tutto questo è segnata per tutta la vita. Anila per un momento della sua vita è stata fortunata, è arrivata “sana” in Italia, è stata curata, ripulita e amata ed ha ritrovato la madre, ma poi successe che non poteva raggiungerla solo per dei fogli che non venivano firmati e consegnati a chi di dovere. Lei ha dei figli? Se si, immagini che lei è la sua famiglia foste costretti a vivere nella miseria e per tentare la fortuna lei si imbarca lasciando tutto e tutti; le cose non vanno bene ne a lei ne ai suoi figli, ma poi una speranza la raggiunge e conosce la posizione precisa e la condizione sanitaria dei suoi figli ma non può raggiungere per dei pezzi di carta, perché altro non sono, come si sentirebbe?
Io sinceramente avendo soli sedici anni non mi sentirei affatto bene.
Io non sono potente, io non ho una posizione sociale che mi permette di cambiare qualcosa in questo mondo che sta andando tutto a rotoli.
Il riscaldamento globale, un governo non molto saldo, la plastica che soffoca i mari, l’estinzione delle specie animali, l’inquinamento e questo aspetto di cui ho parlato fino ad ora. Io sinceramente sono stanca, lei? Sa, io tutti i giorni torno a casa e la sera, dopo aver svolto i miei compiti, mi siedo a tavola con i miei genitori e guardò il telegiornale ed ogni notizia è una pugnalata. Ma sa cosa è ancora peggio? Il fatto che mentre io mangio un piatto caldo seduta su una sedia, davanti ad un tavolo in una casa con le persone che amo, ci sono persone che nello stesso istante soffrono il freddo, la fame, la sete, la guerra e la violenza. Perché io si e loro no? Siamo tutti esseri umani no? Tutti proveniamo dalla stessa culla della società, tutti proveniamo dal centro d’Africa, siamo tutti uguali! Perché io e lei, perché noi si è loro no?”

 

 

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