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Utero in affitto, Senonoraquando chiede aiuto all’UE

Le femministe di Senonoraquando libere hanno deciso di schierarsi contro l’utero in affitto e di sottoscrivere un appello che divieti la pratica in Europa. Questo tipo di pratica, secondo il movimento, trasformerebbe le donne in oggetti, rendendo l’utero una merce di scambio. L’appello è stato firmato dalle femministe e anche da volti noti della cultura e dello spettacolo come Stefania Sandrelli, Giulio Scarpati, Ricky Tognazzi, Simona Izzo, Livia Turco, Micaela Ramazzotti e tanti altri. Sul sito Che libertà è stato pubblicato l’appello di Senonoraquando libere, in cui è chiara la lotta contro l’utero visto come un “forno”su commissione da non sfruttare in nome del diritto individuale alla maternità-paternità. La possibilità da parte delle donne Italiane e straniere di affittare un utero risponderebbe al bisogno di maternità in maniera sbagliata, fredda, strumentale, limitando quell’imprescindibile legame profondo tra madre e figlio. E’pur vero anche che in nome del diritto individuale una donna è libera di mettere a disposizione il proprio utero come crede, considerando o meno il beneficio economico o psicologico che può trarne. A meno del traffico illegale, una donna oggi può scegliere se mettere a disposizione il suo utero per rendere madre e padre altre persone. In particolare per le coppie omosessuali sarebbe un beneficio usufruire in Italia di questa possibilità. negli States accade da 30 anni e molti sono a favore dell’utero in affito. Ci si ponga contro o a favore di questa pratica, l’importante è che il diritto alla maternità sia sempre difeso.