Oggi i dati Eurostat dimostrano che le donne decidono di avere figli in età sempre più avanzata a causa delle scarse possibilità lavorative e perché ritengono che l’autoaffermazione lavorativa sia una condizione di base per la creazione di una famiglia. Per cui spesso la possibilità di avere un figlio si presenta quando ormai è biologicamente tardi e si sceglie l’adozione o la fecondazione in vitro. Tuttavia, oggi sarebbe possibile un’altra strada, percorsa da alcune delle 5000 donne che nascono ogni anno senza utero o che sono state costrette a toglierlo per malattia o per altri eventi traumatici. Il trapianto di utero, sperimentato da circa quindici anni in Arabia Saudita e in altri territori del Medio Oriente, ha dato i suoi frutti in Turchia. Derya Sert, ragazza di 22 anni nata senza utero, ha subito due anni fa il trapianto e dopo aver seguito un percorso riabilitativo caratterizzato da iniezioni ormonali, ha vissuto il suo primo ciclo. Dopo averla sottoposta all’introduzione di embrioni coltivati in vitro con i suoi ovociti e gli spermatozoi del marito, la donna da tre settimane pare essere incinta. Infatti, il primario dell’ospedale universitario Akdeniz, Mustafa Unal ha dichiarato che i risultati degli ultimi test clinici sono compatibili con una gravidanza. Il finale di questa storia è però infausto poiché per precauzione i medici faranno partorire Derya con un cesareo al settimo mese e poi le rimuoveranno l’utero. Se la ragazza riuscirà a portare a termine la gravidanza comincerà una sperimentazione a più ampio raggio anche in Occidente? E quali saranno i costi?












