Come dichiarato dal ministero della sanità, sono circa 97 miliardi i liquidi che dovrebbero rientrare nelle casse italiane grazie alle misure di contrazione della spesa. Gli ultimi dati forniti da AssoGenerici hanno evidenziato delle contraddizioni nella realizzazione di questo tesoretto, inerenti al federalismo sanitario consentito alle Regioni. Ogni Regione può decidere da se come tagliare i costi. Una prima contraddizione sta nell’apposizione di un tetto massimo di farmaci generici negli ospedali. Consentirne un maggior impiego permetterebbe di risparmiare più dei 15 miliardi che annualmente si incasseranno dopo la digitalizzazione di cartelle cliniche, certificati di malattia e referti. D’altra parte, ciò renderebbe le aziende produttrici di farmaci generici le maggiori appaltatrici ospedaliere, fatto che lederebbe gli interessi economici delle altre. Altra riduzione della spesa poco ragionevole è quella della sospensione dei servizi domiciliari. In Campania, l’impegnativa deve avere la dicitura “paziente intrasportabile” dal direttore sanitario del distretto provinciale. Nel caso in cui il direttore tardi nel rispondere o non reputi il paziente intrasportabile, il servizio di assistenza domiciliare verrà sospeso. Eppure, se si volesse ridurre il personale impiegato, non si dovrebbe consentire il ricovero assistito in casa per i malati cronici, al fine di aumentare i posti letto disponibili negli ospedali, cosa che invece è stata approvata di recente. Molto peserà sulla spending review sanitaria la prossima presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea che si svolgerà tra luglio e dicembre di quest’anno. L’Italia si adeguerà o meno agli standard europei su digitalizzazione e assistenza domiciliare?












