Piracy Shield, un errore dietro l’altro. E intanto il suo codice sorgente finisce online
Piracy Shield continua a creare discussioni per le sue dubbie capacità di identificare puntualmente DNS e IP da bloccare per la diffusione di contenuti protetti da copyright. Come noto, AGCOM non ha mai diffuso i dettagli degli oscuramenti, limitandosi a riportare i dati complessivi. Insomma, conosciamo il numero di siti bannati ma non sappiamo quali siano. Grazie a strumenti di terze parti (Piracy Shield Search in primis) si è tuttavia in grado di approfondire l’argomento, e attraverso questa strada alternativa si è venuti a conoscenza di nuovi grossolani errori dopo quello che a fine febbraio ha riguardato Cloudflare.
La piattaforma #PiracyShield sta bloccando 15 indirizzi IP di Akamai!
Non solo Cloudflare ma anche la CDN più grande del mondo… pic.twitter.com/Q4dcCJJZun
— Matteo Contrini (@matteosonoioo) March 25, 2024
Piracy Shield Hackerato: codice sorgente online

Intanto il codice sorgente di Piracy Shield è finito in rete, con tanto di filesystem, API e documentazione interna. La pubblicazione dei nove archivi di dati e codice è stata accompagnata da un annuncio in italiano e inglese pubblicato su GitHub in cui si legge:
Piracy Shield […] non è solo un tentativo all’italiana di combattere la pirateria online, ma è anche una pericolosa porta verso la censura. Il suo blocco indiscriminato di siti web e indirizzi IP legittimi costituisce un pericolo immenso, aprendo la strada a una censura incontrollata sotto il pretesto dell’applicazione delle leggi sul copyright.
Il Piracy Shield viene considerato una minaccia alla libertà di espressione ed all’accesso alle informazioni, uno strumento di censura mascherato come una soluzione alla pirateria.
All’interno del repository “dati” sono incluse le informazioni più importanti, tra cui i manuali operativi – Piracy Shield Manual (per chi segnala domini e IP da bloccare) e Piracy Shield Error Codes (per gli internet service provider che devono bloccare).
Fonte: hdblog













