Una sapiente ristrutturazione riporta a nuova vita un edificio esistente, risalente ai primi del ‘900 ed adibito a deposito di imbarcazioni e materiale vario. Lo spazio, già protagonista di un intervento nel 2004, vede una riprogettazione totale dell’enorme vano ricavato di area 10 x 15 m e alto ben 7 metri. La tipologia e l’area di intervento, unici per fascino e peculiarità, hanno animato le spinte progettuali di ultrarkitettura, lo studio che ha seguito l’intero lavoro con riconoscibile e inconfondibile tratto progettuale. L’arch. Aurelio Chinellato, cofondatore dello studio insieme all’arch. Giovanni Claudio Noventa, ci racconta la nascita del progetto.
“ Il progetto ha vissuto vari ripensamenti prima di giungere a quello che è stata la forma definitiva. In tutte le fasi è stato determinante il ruolo della committente, l’arch. Roberta Iannaccio. Se inizialmente aveva prevalso una linea razionalista, minimale, con spazi e volumi cubici all’interno dell’enorme spazio aperto, in linea con uno stile più contemporaneo di ridefinizione degli spazi industriali dismessi, dopo molte varianti, siamo approdati spontaneamente ad un altro indirizzo. Il concept, in coesione con le soluzioni tecniche d’avanguardia, tra cui l’uso del microtopping, adottate grazie all’arch. Giovanni Claudio Noventa, è stato dirottato su una linea più organica, equilibrata, morbida, che superasse lo schematismo formale delle capriate in cemento armato, più d’impatto duro e rigoroso. Abbiamo scelto di percorrere una via che esaltasse lo spazio attraverso la linea organica, forse fuori moda, ma che non tradisse gli insegnamenti di Alvar Aalto, maestro dell’architettura organica, spesso contrapposta alla freddezza dell’International Style. Il razionalismo organico è il principio di questo spazio alto e completamente vuoto, in controtendenza allo stile costruttivo affermatosi nella progettazione dei loft, solitamente più scenografici e arricchiti da molti dettagli; in questo progetto si è privilegiata la scelta scultorea in cui prevalgono bianco e grigio, il tratto nitido e la curva.”
Via libera quindi a linee e superfici curve, utilizzo di materiali naturali, piante aperte. In particolare il loft è stato progettato in modo che la seduta ideata da Alvar Aalto per Paimio, ribaltata sul fianco, divenisse il segno morbido su cui impostare la plasticità dei volumi e delle superfici, delineando la planimetria del piano terra ed anche della parte del piano soppalcato.
“Rispetto ai loft presenti nei blocchi limitrofi -continua Chinellato– il nostro gioca sull’alternanza tra forma concava e convessa in continue connessioni, in uno spazio in cui convivono l’anima razionale ed emozionale. Come convivono alla perfezione i due materiali, il calcestruzzo del Microttopping e il legno rovere dipinto di bianco con un effetto total white. Le cromie sono fondamentali per parlare di spazio progettato: il bianco delle pareti e del pavimento, viene imposto e rispettato come vuoto, come luce alternata alla penombra del grigio risaltato dall”uso di Ideal Work Microtopping” .
Lo stacco è in effetti drastico, ma al contempo armonioso tra Microtopping – con il suo effetto cemento dai toni grigi con cui è stata realizzata la piattaforma d’ingresso senza soluzione di continuità con la scala anch’essa interamente rivestita dell’innovativa superficie – e tutto lo spazio circostante, caratterizzato da pavimento, pareti e soffittatura interamente di colore bianco. Merita un’attenzione particolare la rampa delle scale di accesso al piano soppalcato, che appare come una vera e propria “colata lavica” a richiamare l’effetto ben descritto da G.C. Argan relativamente alla scala michelangiolesca della Biblioteca Laurenziana di Firenze.
Microtopping si inserisce con rara eleganza nel contesto interior, esaltando la doppia anima armonizzata e contrastante che ricorda il minimalismo tipico dei loft, belli nella loro purezza; oltre alla piattaforma ed alla scala, Microtopping porta il proprio stile nel bagno del primo piano in cui riveste pavimento, pareti, piatto doccia e un mobile originale, un pezzo unico in compensato marino con lavabo e porta salviette, realizzato su misura come da progetto. L’esclusiva nuance scelta è extra-catalogo e nasce da una base silver gray con l’aggiunta di nero. L’area piatta in entrata si sviluppa in continuità con il grande piatto doccia e le pareti del bagno. L’intervallo è dato proprio dal mobile, un parallelepipedo rivestito in Microtopping in continuità di materiale con la parete di fondo. Volutamente non è stato inserito lo specchio alla parete perché risaltasse la colata continua valorizzando la cromia e la matericità del materiale.
“Oltre a favorire la massima continuità degli spazi lavorando su spessori millimetrici, la particolarità di Microtopping – specifica l’arch. Chinellato – è quella di rivelarsi, una volta applicato, quale materiale caldo e vellutato, capace di evocare con naturalità il cemento e connotarsi esteticamente per un effetto materico, che si conferma anche al tatto. In ultrarkitettura crediamo che questo innovativo materiale, duttile e ben lavorabile, abbia enormi potenzialità espressive intrinseche, consentendo applicazioni estremamente interessanti, pensiamo ad esempio alla realizzazione di insoliti complementi d’arredo”.
Con grande soddisfazione della committenza e dei progettisti, l’intervento di posa di Microtopping ha comportato circa dieci giorni di lavoro condotto in più fasi da Lemiro S.r.l, applicatore autorizzato Ideal Work.
Merita una nota a sé l’arredamento che, giocando sull’ibridazione tra antico e moderno contribuisce a rendere unico uno spazio in cui convivono ad esempio i tappeti persiani con il mobilio moderno, il blocco cucina in Corian con i divani in stile neoclassico.
“Gli inserti inediti presenti, anomali rispetto ad una tendenza più affermata nell’arredo dei loft – conclude l’Arch. Chinellato, hanno contribuito ad accrescere il calore e l’impatto emozionale dell’ambiente, valorizzando quella doppia anima razionale-emozionale che ha caratterizzato l’intero percorso progettuale”.
Fonte: www.edilportale.com












