Nell’antica mitologia greca Poros non era solo il genitore del più celebre Eros, bensì godeva di una propria dignità rappresentando la personificazione dell’ingegno, la divinità dell’espediente. Probabilmente l’estro di questo simpatico personaggio descrittoci con maestria da Platone nel “Simposio”, oggigiorno lo si riscontra senza particolari remore nella persona di Ingvar Kamprad, imprenditore svedese che, nel lontano 1931, cominciando a vendere fiammiferi, semi e decorazioni natalizie in cambio di modici guadagni, è giunto nel nuovo millennio, ad incrementare non poco il suo business e riuscire così a fatturare nel solo 2009 la “modica” somma di 21,5 miliardi di euro; il tutto grazie all’Ikea… geniale trovata che, con prepotenza, lancia nel mercato il fino ad allora inesplorato mondo dell’arredamento “fai da te”. Come si apprende dalla sua autobiografia, “il testamento di un commerciante di mobili”, Kamprad spiega che il principale segreto del successo di Ikea risiede proprio nella capacità che l’azienda ha avuto durante il corso degli anni, di proporre nuove idee nel mercato immobiliare. Un intenso e perpetuo studio di quelle che sono le dinamiche del design dei mobili; il tutto coniugato però alla sacrosanta esigenza del consumatore di essere soddisfatto del rapporto qualità/prezzo; resoconto che deve necessariamente designare le esigenze del cittadino medio. Infine, Kamprad non ha omesso di citare quello che rappresenta il motore di ogni grande azienda che si rispetti: la pubblicità. Un imponente meccanismo mediatico fatto di cataloghi, cartelloni pubblicitari e addirittura accessori per ufficio che rigorosamente riportano il marchio di fabbrica. Insomma, tutto è pubblicità, tutte le strade portano a Ikea. Infatti, dove non riesce ad arrivare la voce, arrivano le minuscole punte di graziose matite che “misteriosamente” proliferano, in un modo o nell’altro, nelle case dei clienti; quello che si qualificherebbe come un “furto innocente”, potrebbe in realtà rappresentare un’acuta strategia di marketing atta a diffondere il buon nome della Casa Madre.
Profitto svedese: ottimizzare l’uso della materia prima al fine di garantire una maggiore qualità del prodotto ad un prezzo accessibile per il consumatore. Ecco il motto, la formula che ha permesso all’azienda scandinava di assumere la dignità di grande multinazionale che trova proseliti in Europa, Australia, Stati Uniti e Giappone. Inoltre, nei meandri di una debilitante crisi economica, l’arredamento “fai da te” ha costituito quel “qualcosa in più” che ha garantito quindi la definitiva impennata dell’azienda, nonché un anelito di tramontana in un mercato del lavoro sempre più afoso, soprattutto in Italia meridionale, dove cassintegrati e disoccupati stentano a contarsi.











