Home Attualità ALCOA, CarboSulcis, ILVA…i poli industriali che muoiono

ALCOA, CarboSulcis, ILVA…i poli industriali che muoiono

L’ALCOA di Portovesme, nella provincia diCarbonia Iglesias nel sud-ovest della Sardegna chiuderà, lo stabilisce la stessa casa madre statunitense a seguito del fallito tentativo di vendita della struttura a due multinazionali svizzere, Glencore e Klesch. In questa giornata di lunedì 10 settembre, durante gli scontri in piazza tra manifestanti e forze di polizia, il Ministro dello Sviluppo Passera ha assicurato pieno sostegno del Governo al rilancio di una possibile acquisizione della fabbrica da parte di una delle due società interessate. Che siano promesse senza fondamento!? Bisogna aspettare gli eventi.

La Carbosulcis, invece, è ancora aperta. Perlomeno alla sua chiusura non è stata assegnata una data, sebbene la situazione sia altrettanto drammatica. Nella stessa area dell’Alcoa, assistiamo alla crisi dell’unica miniera da cui si estrae carbone in Italia, di proprietà della stessa Regione Sardegna. Il problema della Carbosulcis sembra risieda nella sua anzianità: è una miniera vecchia, produce molte scorie e richiede un dispendio energetico che l’economia italiana mal digerisce, sopratutto in tempi di Spending Review. L’occupazione dei pozzi a -373 metri in Nuraxi Figus da parte degli operari è cessata, ma la mobilitazione rimane in attesa degli ulteriori sviluppi della vertenza e della fissazione di un prossimo incontro in Regione per fare il punto sulle modifiche al progetto integrato destinato a rilanciare il bacino minerario del Sulcis. La partita è ancora tutta da giocare.

Infine l’ILVA di Taranto, il simbolo di un vero disastro ambientale e un danno per una città intera. Anche all’ acciaieria di proprietà del Gruppo Riva la mappa dei problemi è molto semplice quanto seria: l’inquinamento ambientale è arrivato a livelli insostenibili ed è stato solo per mano di un giudice che si è arrivati al blocco della produzione. Sui giornali di tutto il mondo è andata in scena l’immagine più brutta del nostro Bel Paese, con gli operai e le loro tante famiglie monoreddito chiamate a scegliere tra salario e salute.I vertici aziendali sono andati avanti per anni proprio su questo dualismo improprio e becero. ”Il risanamento di Taranto non e’ una questione locale ma un intervento di interesse nazionale. Si colloca nel contesto delle direttive e degli obiettivi europei per lo sviluppo sostenibile”. Cosi’ il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, oggi alla Camera. Anche qui parole per ora vuote in attesa di atti concreti.

La domanda che sorge spontanea è che cosa sta facendo Confindustria? Davvero Alluminio, Carbone, Acciaio sono produzioni superate o non vale la pena investirvi? Potrebbero spiegare come si può lasciare che un pezzo della produzione industriale italiana vada in fumo. In questi mesi, invece, si è preoccupata di suggerire al Governo alcune misure per contenere il costo del lavoro e per licenziare. Ma non avrebbe un’idea sul come lavorare, produrre, guadagnare, senza licenziare operai e senza far morire la popolazione?