Home Attualità Angelino Alfano dichiara guerra ai matrimoni gay all’estero: «Annullare le trascrizioni»

Angelino Alfano dichiara guerra ai matrimoni gay all’estero: «Annullare le trascrizioni»

Una circolare che scatena il putiferio mediatico. Protagonista dell’annuncio è il ministro dell’Interno Angelino Alfano che dal Viminale avvisa tutti i prefetti: «Le direttive che sono state date con provvedimenti dei sindaci, che prescrivono agli ufficiali di stato civile di provvedere alla trascrizione dei matrimoni celebrati all’estero tra persone dello stesso sesso non sono conformi alle leggi italiane. Non è possibile che ci si sposi tra persone dello stesso sesso, quindi se ci si sposa tra persone dello stesso sesso, quei matrimoni non possono essere trascritti nei registri dello stato civile italiano, per il semplice motivo che non è consentito dalla legge».

Un’entrata a gamba tesa nella faticosa lotta per i diritti civili della comunità Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) che stoppa ogni tentativo degli enti locali di mettere una pezza all’immobilismo del Parlamento, diviso da anni su un tema così spinoso per i politici italiani.
Con una circolare in arrivo questa mattina ai prefetti perché rivolgano «un invito formale al ritiro e alla cancellazione» delle trascrizioni di nozze celebrate all’estero, il ministro e leader del Nuovo Centrodestra Alfano annuncia la sua crociata.
A rispondere a stretto giro di posta è Flavio Romani, presidente di Arcigay: «Siamo in mano a degli irresponsabili. Senza nemmeno porsi il problema delle scene di drastico conflitto sociale che nell’ultimo fine settimana hanno caratterizzato il confronto in piazza tra ultracattolici e movimenti, il Governo continua sulla via delle provocazioni. Il premier è ormai ostaggio del Nuovo Centrodestra, è solo un braccio decerebrato che esegue gli ordini dei padroni clericali. Mentre promette leggi sulle unioni tra persone dello stesso sesso, rimandandole di continuo a un futuro indefinito, nel presente agisce per opprimere le persone gay e lesbiche che hanno scelto di formare una famiglia».
A criticare Alfano anche i compagni di governo del Pd. «Caro Angelino Alfano, invece di annullare le trascrizioni dei matrimoni gay, preoccupiamoci di renderli possibili anche in Italia», scrive su Twitter Matteo Orfini, presidente dei democratici.
Soltanto ieri il Consiglio Comunale di Milano si era mosso per chiedere al sindaco Pisapia di trascrivere all’anagrafe i matrimoni tra coppie omosessuali regolarmente sposate all’estero. L’obiettivo è dare un segnale politico importante dopo che altri enti locali si erano mossi nello stesso solco.

A farsi promotori i consiglieri Luca Gibillini (Sel) e Marco Cappato (Radicali) che parlano «dell’assenza rumorosa della legislazione nazionale» e invitano il sindaco a coinvolgere l’Anci nella battaglia. Mentre l’assessore alle politiche sociale Pierfrancesco Majorino esulta: «Milano si conferma sensibile e avanzata sul terreno dei diritti civili».
Un effetto domino di rivolta che arriva fino ad Udine, dove nei gironi scorsi il primo cittadino Furio Honsell ha trascritto un’unione gay. Secondo Honsell «una questione come questa non va risolta con circolari burocratiche, ma deve essere portata in parlamento o davanti alla Corte costituzionale».
Dalla parte «dei sindaci che resisteranno a questa indicazione medievale» c’è anche il vicesindaco di Roma Luigi Nieri che, dice, si batterà «con ancora maggior decisione, per introdurre al più presto questa misura di civiltà anche nella Capitale».
Il Comune di Napoli invece «ricorrerà nelle sedi giudiziarie competenti perché la circolare per annullare le trascrizioni è contraria al principio costituzionale di uguaglianza dei diritti».
Sulle barricate dei diritti civili il sindaco di Empoli Brenda Barnini:«Io ho fatto quello che ritenevo fosse giusto per rispondere alle esigenze dei cittadini. È il Parlamento che deve assumersi la responsabilità di legiferare su un tema che evidentemente aspetta da troppi anni una risposta». Il federalismo locale boicotta il ministro dell’Interno.

Fonte: www.espresso.repubblica.it