Home Attualità Ennesima promessa di Renzi: “80 euro alle neomamme”

Ennesima promessa di Renzi: “80 euro alle neomamme”

Se in Italia la novità può fare scalpore, nel resto d’Europa verrebbe accolta come la più scontata delle ovvietà.

I toni trionfalistici dell’annuncio vengono presto ridimensionati se si fa un confronto con le politiche assistenziali del resto della comunità europea.

Non serve neanche guardare molto lontano. Quei giacobini dei francesi, ai proclami sulla tutela della famiglia tradizionale, preferiscono staccare assegni. Ogni famiglia riceve 130 euro al mese per figlio, andando a crescere per ogni ulteriore figlio a carico. Chi ha più di tre figli a carico otterrà ulteriori benefici a partire dall’undicesimo anno di età. In più per il 90 per cento delle mamme francesi è previsto un bonus da quasi mille euro a partire dal settimo mese di gravidanza, per sostenere le prime spese per il nascituro. In totale una famiglia dal reddito medio riceve dallo Stato d’oltralpe circa 7mila euro di sussidi per ogni figlio.

Oltre al sussidio in denaro il vero surplus in Francia è costituito dalle infrastrutture offerte alle famiglie. Si va dal servizio di infermiere a domicilio per le madri che devono affrontare il post parto alla capillare diffusione degli asili nido di cui il governo paga oltre il 66 per cento delle rette. In Italia si deve ancora risolvere il problema delle chilometriche liste di attesa per i rari asili pubblici.

La Francia è agli antipodi rispetto al nostro sistema assistenziale alle famiglie, ma anche nel confronto con paesi meno “organizzati” il nostro paese ne esce malconcio. L’Inghilterra e la Svezia per una famiglia con due figli staccano un assegno di 250 euro. La Germania per incentivare il tasso di natalità più basso d’Europa devolve a ogni famiglia 184 euro per figlio. In Belgio ogni figlio garanitsce un bonus minimo di 90 euro mensile cui si aggiunge un “bonus per la nascita” di 1223 euro che diminuisce a 920 euro dal secondo figlio in poi. La Finlandia garanitisce un sussidio alle famiglie fino ai 17 anni dei figli.

Fonte: www.ilgiornale.it