Home Attualità Miracolo italiano? Bel Paese in gravissima crisi, ma lo spread scende…

Miracolo italiano? Bel Paese in gravissima crisi, ma lo spread scende…

Btp, per il momento la grande paura è passata e dopo aver assistito a un calo delle quotazioni e ad un nuovo allargamento dello spread contro Bund a seguito del risultato elettorale italiano, i titoli di stato del nostro Paese tornano a piacere agli investitori.

Così stamane il Btp decennale guida vede il rendimento calare di 16 centesimi al 4,6%, con uno spread su Bund che ha toccato in giornata un minimo di 312 punti (dal 328 di ieri sera e da oltre 340 subito dopo il responso delle Politiche) in attesa che domani la Bce mandi segnali di disponibilità a imitare le principali banche centrali occidentali che hanno già ribadito di voler prorogare la fase di politica monetaria ultra accomodante. E dopo che Maria Cannata, responsabile del dipartimento per il debito pubblico al ministero dell’Economia e finanze, ha confermato l’intenzione dell’Italia di tornare a emettere un decennale legato all’inflazione, dopo aver già fatto sapere a metà gennaio che nel corso dell’anno potrebbe vedere la luce un nuovo trentennale (l’ultimo risale al 2009).

Con buona pace di economisti come Alessandro Penati secondo cui lo spread “non fa paura” perché in sostanza pur con “margini di incertezza maggiore” legati allo scenario politico tutt’altro che chiaro restano valide le “tre garanzie” che hanno consentito durante l’anno di governo Monti di veder calare la distanza tra i rendimenti sui titoli italiani e tedeschi (ossia un esecutivo in grado anche di aumentare le tasse a garanzia del debito pubblico, oppure che ci sia un altro meccanismo “che garantisca al posto suo” e infine che esista sempre la possibilità di uscire dall’investimento), il motore di questo nuovo recupero dei titoli di stato italiani e spagnoli sarebbe legato a due fattori molto più “operativi”.

Da un lato, infatti, le banche centrali continuano a somministrare (e non perdono occasione per ricordarlo) dosi massicce della morfina preferita dai mercati, la liquidità. Tanto che se Mario Draghi ha ammesso qualche giorno fa che nel 2013 il bilancio della Bce si restringerà “naturalmente” per il rimborso anticipato di una parte dei prestiti (oltre mille miliardi in tutto) erogati dalla Banca Centrale Europea con le due Ltro a 3 anni a cavallo tra dicembre 2011 e febbraio 2012, molti analisti danno sempre più probabile un taglio dello 0,25% dei tassi ufficiali sull’euro forse persino nella riunione di domani (dalla quale, in assenza di novità sul costo del denaro, potrebbero comunque giungere rassicurazioni simili a quelle già pronunciate dai vertici della Bank of Japan e della Federal Reserve circa il mantenimento degli stimoli monetari per tutto il tempo che sarà necessario).
Dall’altro, soprattutto nel caso dell’Italia, un’attenta gestione della politica di emissione ha portato il Tesoro, come notavano gli analisti di Barclays pochi giorni fa, a emettere già 35,9 miliardi di euro di titoli nei primi due mesi dell’anno (contro i 33,7 miliardi di inizio 2012), con durata media dei titoli emessi salita a 7,3 anni (dai 5,4 dei titoli emessi nello stesso periodo dell’anno passato), completando il 19% del programma di emissioni lorde dell’intero 2013 e potendo così limitarsi a emettere una maggiore quantità di titoli a breve termine o tagliare l’ammontare offerto per limitare l’impatto di un rialzo dei tassi in caso di nuove tensioni. Si noti che per un paese come l’Italia che a fine febbraio aveva poco più di 1.671 miliardi di debito pubblico in circolazione (con una vita media di 6,54 anni), ogni punto base in meno di rendimento corrisponde a un risparmio teorico in termini di interessi (che diventa effettivo quando il calo dei rendimenti avviene in asta) di 167 milioni di euro circa. Si noti anche che a causa dell’effetto moltiplicativo legato alla durata media (“duration”) dei titoli, più lontana è la scadenza maggiore sarà l’effetto che un taglio dei tassi ufficiali avrà sui tassi di mercato pagati dalle diverse emissioni. Come dire che un taglio di 25 punti base dei tassi della Bce potrebbero mediamente far calare di circa 162 punti base il costo complessivo del debito pubblico italiano, ossia assicurare un risparmio di circa 27 miliardi di euro nell’arco di un anno. Un dato che da solo consentirebbe di dare una boccata d’ossigeno sia alle banche italiane, zeppe di Btp, sia all’economia tricolore (evitando la necessità di ulteriori manovre fiscali che finirebbero con l’accentuare la recessione). Una “droga” molto più potente ed efficace in prima battuta per i mercati (ma in seconda battuta anche per l’economia reale) di qualsiasi proclama politico.