La prima parte della puntata del sabato di “Otto e mezzo”, trasmissione di La7 condotta da Lilli Gruber, ha avuto come tema la guerra al Made in Italy ingaggiata dall’Europa.
Più chiaramente, la direttiva europea 1169 del 2011 consente l’omissione dello stabilimento di origine del prodotto, mentre introduce una lettura più chiara dei valori nutrizionali dell’alimento. Il problema fondamentale della direttiva è il consentire alle aziende di poter dichiarare un bene come Made in Italy anche se lo stabilimento è chiaramente estero. La pubblicità ingannevole più volte denunciata nei supermercati statunitensi, inglesi e d’oltralpe dai consumatori che di prodotti nostrani se ne intendono, sarebbe dunque consentita e non osteggiata.
Vito Gulli, proprietario di As Do Mar, Manzotin e altri grandi marchi italiani, è uno dei difensori del diritto del consumatore alla scelta libera. Inserire l’obbligatorietà dello stabilimento di origine consentirebbe ai consumatori una scelta più consapevole a tutto vantaggio dei veri prodotti italiani.
L’Onorevole del PD Carbone ha risposto alla domanda di Lilli Gruber sul come mai si sia accettata una direttiva con questa clausola dichiarando che il governo del 2011 ha recepito il testo e che al momento il Ministro per le Politiche Agricole Martina sta elaborando una lettera sulla base dell’art.39 del regolamento europeo circa gli alimenti per inserire l’origine del prodotto sull’etichetta.
Vittorio Zucconi, giornalista de “La Repubblica” ha dunque chiesto a vantaggio di chi si sarebbe arrivati a una simile direttiva, traendo come risposta che il beneficio dell’omissione va sia ai produttori non italiani, sia a quelli italiani che hanno stabilimenti esteri, guadagnandone in merito ai costi di produzione.
Nel corso dei prossimi mesi la battaglia sarà accesa o l’Italia sarà oggetto di altre campagne sleali come quella Segolene Royal contro Nutella?
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