Home Attualità TOGETHER FOREVER: Benedetto XVI cala il sipario e ringrazia

TOGETHER FOREVER: Benedetto XVI cala il sipario e ringrazia

“Il Signore mi chiama – applauso – Grazie! Il Signore mi chiama a salire sul monte, a dedicarmi ancora di più a preghiera e meditazione, ma non significa abbandonare la Chiesa. Se Dio mi chiede questo è perché io possa continuare a servirla con lo stesso amore e la dedizione come ho fatto sinora secondo le mie forze”. Ecco il congedo commosso di Benedetto XVI davanti ad una folla sterminata che oggi, 24 febbraio 2013, si è radunata in Piazza San Pietro per l’ultimo Angelus del Papa dimissionario. Che si estende nel saluto finale, quasi la somma del pontificato: Grazie! In preghiera siamo sempre vicini!

A BRACCIA APERTE- Le mani aperte ad abbracciare il popolo, la voce ferma, Joseph Ratzinger commenta il Vangelo di oggi, dedicato alla Trasfigurazione. Un particolare: Paolo VI, che lo fece cardinale, muore il 6 agosto 1978 giorno della Trasfigurazione; allo stesso modo Benedetto lascia nel giorno in cui la Messa propone il passo sulla Trasfigurazione. Il Pontefice spiega: “Nella trasfigurazione, come nel battesimo, risuona la voce del Padre Celeste: “Questi è il figlio mio diletto: ascoltatelo”. E ricorda: “Tutta la Storia dell’Alleanza è rappresentata da Cristo, che compie un esodo verso il Cielo”.

ORA VA VERSO IL CIELO- Il Papa spiega anche che cosa farà da dimesso: dice che “Il Signore mi chiama a salire sul Monte”, quindi a vedere la sua gloria. Ancora una volta la salute poco buona, poco in grado di assisterlo, quasi un presagio di un “esodo” personale verso il Cielo. Ratzinger ha ricordato che da dimesso passerà i suoi giorni a pregare. E dice: “Il primato della preghiera, senza la quale l’apostrolato si riduce ad attivismo” Invita a dare spazio alla preghiera in Quaresima, e sottolinea: “La preghiera non è isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni, ma riconduce al cammino e all’azione”. A sottolineare che starà al riparo dal mondo, ma il mondo non starà al riparo da lui. In sintesi: “L’esistenza cristiana consiste in un continuo salire il monte dell’incontro con Dio e poi ridiscendere, portare l’amore per servire i fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio”. Un messaggio di apostolato militante, di trasformazione della preghiera in azione, in Chiesa militante.

LO STRISCIONE E IL RICORDO DEL CONCILIO – Nella piazza uno striscione biancogiallo, i colori della bandiera vaticana: “Benedetto ti vogliamo ancora Papa”. La piazza è piena e trabocca di laici, religiosi che vengono davvero da ogni parte del mondo. “Qui tutto il mondo è rappresentato”, ebbe a dire la sera dell’11 ottobre 1962 Giovanni XXIII, il Papa del Concilio Vaticano II; e in quella piazza c’era proprio lui, il giovane Ratzinger. Oggi tutto il mondo è rappresentato, ma non sembra un giorno di dolore ma di festa. È l’idea di Chiesa che passa, l’idea che il Papa non è UN Papa, ma IL Papa e come tale la Chiesa va avanti. L’impressione di oggi è quella di una grande festa, non del giorno del dolore. Il Papa lascia ma resta in preghiera; va verso il Monte con Cristo, verso la Gloria di Dio, ma non smette di essere padre anche se  emerito.

LA CONDIVISIONE– Poi, dopo i saluti di rito, Benedetto dice agli italiani: “Io so che sono presenti molte diocesi, rappresentati di parrocchie, associazioni, movimenti, istituzioni, giovani, anziani, famiglie. Vi ringrazio veramente per la condivisione, specialmente in questo momento particolare per l MIA persona e per la Chiesa. A tutti auguro buona domenica e buona settimana. Grazie! In preghiera siamo sempre vicini!”. A tutti augura buona domenica e buona settimana, come se niente fosse. Il tempo continua e va avanti, così va a vanti la Chiesa. Un finale che sa tanto di speranza e preghiera, due caratteristiche del Papa teologo.