Home Attualità Si torna sui banchi di scuola: rivoluzione digitale o stangata tradizionale?

Si torna sui banchi di scuola: rivoluzione digitale o stangata tradizionale?

In questi giorni ripartirà l’anno scolastico di tutte le classi, dalla materna alle superiori, come sempre in date diverse a seconda della regione di appartenenza. L’attenzione dei media in queste prime battute è sempre focalizzata sul rincaro dei libri di testo, le famiglie in difficoltà e il sistema scolastico sempre più in crisi. A fronte delle nuove e diffuse tecnologie portatili e di metodi innovativi d’insegnamento, ci sarà una rivoluzione digitale o la solita stangata tradizionale per le tasche degli Italiani?

La situazione dei libri di testo adottati per l’anno scolastico 2012-2013 sembra proprio che sarà drammatica, a causa delle nuove edizioni sia cartacee che digitali.  “Nonostante gli aumenti dei tetti di spesa dei libri scolastici fissati dal ministero fossero dell’1,5%, che sommato al possibile sforamento del 10%, potevano determinare un aumento teorico massimo di 44 euro, la stangata effettiva non è dovuta a questi rincari bensì al fatto che il più delle volte le famiglie sono costrette a ricomprare tutti i testi, anche alla luce dei due decreti approvati a maggio del 2012, che obbligano l’acquisto della versione cartacea e digitale” – così denuncia il Codacons. Un vero moto di rabbia per tutte quelle famiglie che speravano fiduciose di risparmiare qualche euro sull’acquisto dei testi proprio sfruttando la storica rete del mercatino dell’usato, vera pietra miliare del risparmio. I loro complimenti vanno ai Decreti Legge del 2009 firmati Mariastella Gelmini che entrano in funzione da quest’anno.

Novità assoluta di quest’inizio anno,invece,  è il malcontento degli studenti affidato ai dati raccolti da Eurispes e Telefono Azzurro. I ragazzi vorrebbero professori più preparati e competenti, specialmente se insegnano ai più grandi (59,1%); una scuola più impegnata contro il fumo, l’alcol e le droghe (20.7%); il 18,5%, vorrebbe una scuola che ascolti di più i ragazzi e gli argomenti di loro maggiore interesse; infine il 17,9% vorrebbe che venisse dedicato più tempo alle lingue straniere. Chissà che i nuovi insegnanti che verranno assunti (prima o poi…) portino una ventata nuova, e sopratutto più al passo con i tempi.

Insomma si preannuncia un anno scolastico dalle forti emozioni. Intanto l’Ocse torna anche quest’anno a ricordarci che l’Italia è il fanalino di coda per gli investimenti sull’Istruzione, con 4,7% del Pil contro una media UE del 5,8. Almeno in questo non è cambiato nulla. La campanella suona…