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“RESPIRO”: Joe Barbieri si racconta

Alla chiusura del tour “Respiro”, Joe Barbieri si racconta con tanta ironia e spontaneità in un’intervista radiofonica ai microfoni di Radio Punto Zero nell’Impiccione, con Paolo Sergio e Lucia Maglitto.

Torni a cantare a Napoli dopo un anno di tour, tutto comincia e tutto finisce da qui? “Chiudiamo un percorso ormai di un anno, che è iniziato proprio da Napoli, si, e nei momenti in cui un orrore torna a farsi vivo (Barbieri si riferisce all’incendio a città della scienza, per cui alcuni proventi del concerto di Napoli sono stati devoluti alla ricostruzione, ndr), l’arte e il tentativo di scovare la bellezza delle cose, è uno degli antidoti più efficaci. Io e i miei compagni di viaggio ci tenevamo a fare la nostra parte”.

Joe, hai superato i confini nazionali, parlano di te un po’ ovunque, in Giappone ad esempio, dicono di te che sei un elegante canzoniere. Che effetto ti fa? Si pensa che i Giapponesi possano parlare di sport o di politica…e invece, no! Li trovi negli angoli delle strade che parlano, si interrogano di questo misterioso occidentale…Scherzi a parte, è stato un anno impegnativo, un percorso soddisfacente che ci ha portato in tante parti del mondo e con questo giriamo una pagina per scoprirne un’altra: a Maggio, il 14, uscirà un nuovo album, un disco che mi fa prendere una pausa dalle mie cose, dalle mie canzoni per celebrare il 25nnale della scomparsa di un trombettista straordinario, Chet Baker , con Luca Quino e Antonio Fresa abbiamo preparato un album che uscirà in tutto il mondo.”

Perchè la scelta di un nome d’arte, quale Joe, che sa molto d’americano?

“Lo devo a mio nonno in realtà, all’anagrafe mi chiamo Giuseppe, ma quando ero bambino e avevo già qualche velleità da cantante, salivo sulla sedia e cominciavo a cantare, per mio nonno era un’imitazione dei vecchi cloner americani, In suo onore ho tenuto questo nomignolo al mio vero cognome”.

Si percepisce forte il tuo legame con la città di Napoli, tu, viaggiando tanto, come Napoletano artista, come vedi la tua città guardandola dall’estero? “Questa è una cosa che mi chiedono sempre e quando non lo fanno, io metto Napoli nelle mie interviste. Io la vedo sempre con una bella luce negli occhi, sempre come un bocchiere mezzo pieno. Continuo a pensare che ci siano delle menti illuminate in questa città, degli imprenditori capaci, dei grandi artisti, delle persone squisite, perchè le incontro tutti i giorni. Credo anche che ci sia una generazione di Napoletani, quella mia e quella nuova, che riesce ad avere una visione molto Europea ed internazionale, e da questi punti positivi che bisogna sempre partire per non perdersi nel facile scoramento dei tanti problemi che ci sono”.

L’ultimo cd s’intitola “Respiro” . Che cosa ti fa respirare Joe? “Dunque, pensavo che dopo 20 anni da professionista e qualche altro da non professionista, quando ho un concerto e soprattutto nella mia città, passo tutta la giornata a volermi nascondere sotto una mattonella. Perchè mi emoziona sempre tantissimo e vorrei addirittura evitare di dover suonare proprio per il carico emozionale che mi porta. Poi arriva sempre un momento nel pomeriggio che tutta l’emozione diventa adrenalina e non vedo l’ora di iniziare. Quindi mi fa respirare il mio mestiere, ti dico la verità, lo faccio ancora con una voglia incredibile di lanciarmi in nuove cose, di prendere la valigia e ripartire così come non mi passa mai la voglia di tornare nella mia Napoli”.