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Simone Farina, il silenzio dell’innocente

Siete un calciatore di buona fama che ha ha appena ottenuto, da protagonista assoluto, una doppia promozione in una squadra di provincia? Rifiutereste un guadagno facile di 250 mila euro quando il vostro guadagno annuale – sia pure a termine – è cinque volte inferiore alla cifra proposta? Accettereste anche se si tratterebbe di tradire il vostro lavoro, la vostra passione, voi stessi? Rifiutereste in silenzio o addirittura ricordereste di avere dei valori e un’etica che prescinde dalla vil pecunia tanto da denunciare alla Procura colui vi avrebbe proposto l’affare? Vorreste semplicemente seguire la vostra indole o temete di finire poi – a trent’anni – senza squadra per le losche trame proditorie del calcio, magari per un pugno di euro?
Eppure, nel Paese di Machiavelli, c’è chi le proprie scelte le ha fatte. Simone Farina, trent’anni, cresciuto nelle giovanili della Roma è un affidabile terzino sinistro del Gubbio con il quale ottiene visibilità – e non solo per la chioma bionda – tanto da essere tra i più stimati da un tecnico di esperienza e provata bravura come Gigi Simoni. Accade poi che un suo compagno di squadra, Alessandro Zamperini, gli propone di “aggiustare” il match di Coppa Italia contro il Cesena. Farina non solo rifiuta, ma denuncia alla Procura. Da qui è una escalation: diventa icona dell’inchiesta sul calcioscommesse, viene adottato dal Presidente della FIFA Joseph Blatter, tanto da presenziare alla consegna del Pallone d’oro 2011, viene convocato dal ct della nazionale Cesare Prandelli per uno stage di due giorni, legge il giuramento di Apertura dell’edizione del torneo di Viareggio 2012. Fiumi di parole di vera e ipocrita riconoscenza. Poi, come spesso accade, d’un tratto si rimane soli. E così il 22 agosto il Gubbio comunica di non vor rinnovare il contratto al giocatore per ragioni tecniche. Il mercato è agli sgoccioli e nessuno si fa vivo. Giunge in soccorso Blatter che persuade l’Aston Villa a proporgli un “ruolo di rappresentante del calcio pulito”: ma Farina ha sempre agito per amore del suo lavoro e ha troppa voglia di calcio per ingessarsi in un ruolo isituzionale. Arriva una sola chiamata: quella del Perugia, grazie al suo scopritore, Alvaro Arcipreti che tre anni or sono lo scopri’ dal Gualdo Tadino. L’accordo non si trova per una cifra irrisoria, 10-15 mila euro, e perché il Grifone preferisce investire su un giovane sottoquota per incassare i contributi della Lega. Ed ecco che le domande retoriche iniziali che avevamo posto al lettore si colorano, nella realtà, di tinte fosche. L’ambasciatore del calcio pulito è ufficialmente un disoccupato. “Chi non la ha acquistato avrà pensato che la vicenda mediatica lo abbia distolto e frastornato a tal punto che vivere la quotidianità di calciatore sarebbe stata durissima” – ha argomentato Arcipreti. Le classiche risposte provenienti da un sistema marcio in cui vigono ancora logiche mafiose: e al povero Farina non è ancora giunta una di quelle proposte contrattuali “che non si possono rifiutare”….