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Olimpiadi di Londra, un miracolo italiano?

“Sarebbe un miracolo avvicinarsi soltanto al numero di medaglie conquistate a Pechino” – questo era il refrain degli addetti ai lavori alla vigilia delle Olimpiadi di Londra. Gli atleti italiani, ancora una volta, hanno saputo stupirci tanto da portare a casa persino un bronzo in più di quattro anni prima. Movimento sportivo nostrano in ascesa dietro questa conferma che ci colloca ancora tra le dieci potenze sportive del mondo? Niente di tutto questo. Nella politica e nello sport, ai massimi livelli, regna la consueta approssimazione e l’atavica incapacità di investire risorse, non solo economiche, finalizzate a risultati nel lungo periodo. Negli Stati Uniti, nazione regina delle Olimpiadi, c’è una cultura sportiva che parte dal basso: si formano mentalmente e fisicamente ragazzi sin dai primi anni di formazione scolastica e già dall’High School, fino ai College, provengono giovani che, in base ai risultati ottenuti, ricevono sostanziosi sconti sulla retta da pagare per l’iscrizione ed altri numerosi benefit, quali accesso a gare da svolgersi per l’intero paese. In Italia un sistema di questo tipo resta del tutto impensabile: basti pensare al modo in cui viene pensata e implementata l’ora di educazione fisica nelle nostre classi superiori. Le medaglie sono in realtà frutto di piccoli focolai virtuosi grazie a gruppi di persone di buona volontà che seguitano il lavoro di illustri predecessori (la disciplina della scherma su tutte) o dalla discreta attenzione all’attività agonistica che viene invece indirizzata verso alcune attività agonistiche. Il lavorare sul fisico dei giovani in fase di crescita costituirebbe inoltre una preziosissima opera preventiva anche in chiave medica per evitare i classici disturbi al fisico che attanagliano i ragazzi anche in età non troppo avanzata.
Grazie allora a questi piccoli atleti “eroi” che ci hanno tenuti incollati alla tv: tuttavia pensare seriamente e in maniera costruttiva all’intero sistema sportivo del nostro Paese servirà a non ricordarci ancora di loro solamente tra quattro anni. Basta miracoli. La top ten mondiale bisogna meritarsela.