Home Attualità Jobs Act, dalla nascita ai giorni nostri

Jobs Act, dalla nascita ai giorni nostri

 

Il presidente della BCE e ex governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha affermato: “Non credo che la riforma del lavoro in Italia si tradurrà in massicci licenziamenti”, in merito al Jobs Act. Le aziende che volevano licenziare, lo hanno già fatto e l’atto ha come obiettivo una maggiore assunzione, soprattutto dei giovani, non un più semplice licenziamento, come concepito dall’opinione pubblica.

E come concepito dalla Camera, che rispetto al Senato, ha recepito in maniera più negativa il testo del Jobs Act. Il nodo dell’atto è l’articolo 18. Il Senato ritiene che sia chiara la parte riguardo i licenziamenti illegittimi, ma che si debba rendere più comprensibile quella sui licenziamenti disciplinari.

Nato nel lontano gennaio 2014, l’iniziale Jobs Act, inteso come piano dell’Agire, Costruire e Trasformare,  doveva contenere uno snellimento del costo dell’energia elettrica, una semplificazione delle amministrazioni pubbliche, uno snellimento delle circa 40 forme contrattuali presenti nel labor market italiano, un assegno familiare universale per i neo licenziati e una legge sulla rappresentanza industriale.

Secondo le stime iniziali di gennaio del governo, il Jobs Act avrebbe dovuto produrre circa 800.000 posti di lavoro. Quando il testo sarà approvato da entrambe le camere e applicato, saranno necessarie nuove stime per giudicarne l’efficienza.

 

Fonte foto:http://www.confcooperativetreviso.it/news/seminario-su-jobs-act-ed-agevolazioni