Home Attualità American Dream by Barack: “Il bello deve ancora venire…”

American Dream by Barack: “Il bello deve ancora venire…”

Barack Obama ha vinto le elezioni presidenziali battendo il repubblicano Mitt Romney. Lo ha comunicato lui stesso con un tweet: “E’ successo per merito vostro. Grazie”, Romney non ce l’ha fatta. Nonostante i sondaggi lo dessero alla pari con Obama, il candidato repubblicano ha dovuto inchinarsi alla vittoria del proprio avversario. Una sconfitta pesante, imprevista, rinviata fino all’ultimo secondo, quando ancora Romney pensava e auspicava una svolta. Una svolta però rimasta soltanto nel piano della fantasia. Perché alla fine a trionfare è ancora una volta Obama, e a Boston la potenziale festa repubblicana si trasforma in una serata spettrale.Mitt Romney si è presentato difronte la platea amica con gli occhi lucidi. Le sue prime parole sono state per Barack Obama, con il quale si è congratulato. Dopo le lacrime appena accennate arriva così anche la confessione della sconfitta. Romney ha poi voluto augurare il meglio per il vecchio e nuovo Presidente degli Stati Uniti, sottolineando come il particolare momento storico che sta attraversando il mondo e la nazione richieda un grandissimo sforzo da parte di tutti. Per Romney questa è stata forse l’ultima chance. Un destino avverso per la famiglia Romney. Il padre di Mitt, George, si vide superato nel ’68 da Richard Nixon. Lo stesso Mitt Romney nel 2008 dovette cedere il passo a John McCain senatore dell’Arizona. Gli avversari di Obama ora sperano nell’ascesa di Paul Ryan, vice di Romney, che a 42 anni può ancora giocarsi le proprie carte per un ingresso trionfale nella Casa Bianca.Romney si congratula con Obama, Michelle e con tutto lo staff per la vittoria e augura al Presidente di avere successo nel guidare l’America in questo periodo difficile. Lo sfidante repubblicano ringrazia poi Paul Ryan per tutto quello che ha fatto per la campagna elettorale e per il paese. La seconda persona che Romney ha voluto ringraziare calorosamente è la moglie. Parlando di Ann, il candidato repubblicano si è quasi commosso dicendo apertamente che sarebbe stata un’ottima first-lady. Ha poi voluto dire grazie i figli e le mogli a tutto il suo staff, definendo eccezionale il lavoro svolto da Matt Rose, lavoro finalizzato non solo per la sua elezione ma anche per il popolo statunitense.
Romney ha quindi ringraziato tutti i volontari e le persone che l’hanno sostenuto in questi mesi, per la loro umiltà e il sacrificio con cui gli sono stati accanto. Infine Romney ha concluso con un appello a tutte le religioni, affinché siano in questo delicato momento una guida fondamentale e fonte di insegnamento per i ragazzi. Un lungo applauso finale si è poi levato quando Romney ha sentenziato: “Credo nell’America, credo nei cittadini americani”.

GLI ASSI DI BARACK – “Per l’America il meglio deve ancora venire”. Donne, giovani, ispanici e afro-americani: Barack Obama deve a queste categorie la vittoria che lo ha riportato alla Casa Bianca. I repubblicani hanno trascurato gli “ultimi” d’America certi che il pessimo stato dell’economia li avrebbe tenuti lontani dalle urne. A dispetto delle previsioni repubblicane, i neri sono andati in massa a votare, aiutando il presidente nelle aree urbane in Ohio e a mantenere un ristretto margine di rincorsa in North Carolina (l’unico degli ‘swing States’ che gli è sfuggito); i latinos sono stati determinanti per la vittoria in Nevada e Colorado; e se vincerà in Florida sarà proprio grazie a agli ispanici e agli afro-americani. La porzione di elettorato non bianco si è triplicato in Usa negli ultimi 4 decenni arrivando al 27 per cento attuale. Obama ha conquistato il 93% del voto afroamericano (la migliore performance di un democratico da Lyndon Johnson nel 1964).Romney ha ricevuto appena l’1% del voto afro-americano in Florida, il 3% in Ohio e Virginia. I latinos, invece, impensieriti dalla rude retorica repubblicana sull’immigrazione, hanno votato al 69% per Obama, risultando determinanti, in una serie di Stati, tra cui, oltre al Nevada e il Colorado, il New Mexico e l’Iowa. Anche gli asiatici, ancora solo il 3% della popolazione ma in prorompente crescita, hanno votato per due terzi per Obama (72%). Un quadro demografico destinato a porre seri problemi al Partito Repubblicano in futuro. Oltre ai voti delle minoranze, Obama ha conquistato la maggioranza coalizzando attorno a sè il favore di giovani (il 60% di chi ha tra 18 e 29 anni), laureati e persone con master (51 e 55% rispettivamente) e le donne, ma soprattutto quelle di colore e latino-americane. Per Romney invece hanno votato le persone più anziane (il 56% di quelli con oltre 65 anni), i bianchi (il 59%), le donne che non hanno finito l’università e gli agricoltori maschi bianchi. Di più: tra gli elettori bianchi, Romney ha fatto meglio di qualunque altro repubblicano dall’elezione di Ronald Reagan, nel 1984, superando Obama di 20 punti (59% contro 39). Romney è andato particolarmente bene tra i bianchi anziani.