Home Attualità Cala il freddo polare: serve uno spalaneve o uno psichiatra?

Cala il freddo polare: serve uno spalaneve o uno psichiatra?

 

Da quanti anni non vivevamo un periodo natalizio tra i fiocchi di neve come ionografia impone? A certe temperature rigide e, soprattutto a certi eventi catastrofici dovuti alle condizioni meterologiche ci stiamo purtroppo facendo l’abitudine, scoprendoci spesso impreparati avendo sempre beneficiato delle latitudini mediterranee. Ma il cambiamento del clima è ormai empiricamente dimostratro e quindi non sorprende che in questi giorni il centro Nord sia nella morsa del gelo, pertubazione che interesserà l’intera penisola. Crescono gli allarmismi, tutti i giornali parlano di stato d’allerta massimo e tutti col naso all’insù pregando o danzando come novelli indiani. Il nostro rimedio non sarà dimenarci attorno a un totem, ma sarà più conservativo: ci chiuderemo in casa in attesa di tempi migliori, con l’ansiogena tv ad aggiornarci minuto dopo minuto. Ma questa ansia del tempo metereologico, al di là delle corrette riflessioni sociologiche secondo le quali rappresenta un facile e utile espediente per oscurarci la verità – un po’ come le nuvole di Aristofane, non starà diventando per noi italiani una malattia? Esistono rami della psichiatria che approfondiscono questa ennesiae fobia dei tempi nostri che ci costringe spesso a scelte estremamente individualistiche come restare trincerati dentro le mura di casa: la “brontofobia”, ad esempio, studia il terrore esagerato dei tuoni; l’”astrafobia” analizza invece la paura eccessiva e irrazionale delle nuvole, della pioggia e dei fulmini. Malattie contemporanee e probabilmente ancora troppo trascurate per i loro evidenti effetti regressivi sui comportamenti dell’uomo della nostra epoca. Gli esperti consigliano di guardare film in compagnia o fare un grosso frastuono in casa durante un temporale. Ma forse, più semplicemente, sarebbe meglio spegnere la Tv…