Home Attualità Da Denver a Utoya. Stragi senza motivo…

Da Denver a Utoya. Stragi senza motivo…

La strage compiuta da James Holmes in un cinema di Denver, mentre gli spettatori assistevano alla prima di The Dark Knight Rises, è ancora una ferita aperta negli Stati Uniti. Holmes ha ucciso a sangue freddo 12 persone sparando a caso, ferendone 58. Nessuno prima dell’inizio della proiezione si è accorto di lui, della sua stravagante tenuta d’assalto o della possibile minaccianche incombeva. Le motivazioni dell’atrocità perpetrata dal giovane killer sembrano essere contenute in un pc che avrebbe inviato ad un confessore, dove racconta del suo piano omicida. Holmes, nel mentre del processo in corso a New York, appare indifferente a qualunque accusa o dibattimento che avviene in aula nei suoi confronti, lo sguardo è vuoto e insensibile. Le accuse mosse nei suoi confronti potrebbero costargli la pena di morte o l’ergastolo, nel caso in cui sarà riconosciuto colpevole.

Viene spontaneo andare indietro con la memoria e colegare quanto successo a Denver con la strage di Oslo e Utoya in Norvegia, ad opera di Anders Behring Breivik, accaduta solo un anno fa. Dichiaratosi un anti-multiculturalista, anti-marxista e anti-islamista, Breivik uccise 77 persone. Anche lui, come Holmes, ha premeditato ogni dettaglio della sua azione terroristica: dall’acquisto delle armi alla pianificazione nei minimi dettagli. L’unica differenza con lo studente americano è che Breivik ha pubblicamente ammesso le sue motivazioni, sostenendo che i suoi attacchi furono necessari per difendere l’etnia norvegese dal multiculturalismo e dall’invasione musulmana del paese scandinavo. Aggiungendo che gli attentati sono stati “barbarici”, ma giustificandoli come risposta alle politiche del partito laburista e al rischio che la Norvegia possa diventare “un inferno multiculturale”. Il processo a suo carico si concluderà con la sentenza del 24 agosto. Il governo norvegese ha annunciato che saranno costruiti due monumenti per commemorare le vittime nei due luoghi delle stragi, nel centro della capitale e sull’isola che ospitava il campeggio di giovani attivisti politici.

Holmes e Breivik, due assassini lontani ideologicamente e fisicamente, ma che condividono una sorta di follia lucida. E’ questo che più sconforta l’opinione pubblica. Nessuno potrebbe perdonare ciò che hanno fatto, e non serviranno processi ed ergastoli a riempire la pancia di chi imbraccia forche e fucili per chiedere vendetta per i propri familiari. La domanda che gli esperti si dovrebbero porre è il come si può arrivare ad uccidere per futili motivi, per poi organizzarli in un racconto coerente a se stessi. Negli Stati Uniti è sempre di attualità il dibattito sulla libera circolazione delle armi, ma non basta una pistola regolarmente acquistata a spiegare l’eccidio. Altrimenti da Los Angeles a New York sarebbero tutti potenziali assassini. Così come non si può spiegare la missione di Breivik attraverso il razzismo, l’antisemitismo o i soliti dibattimenti sui focolai neo-nazisti che impeversano nel Nord Europa. La realtà trascolora attraverso le pagine dei giornali, dove tutto diventa assurdo e di poco conto di fronte alla morte d’innocenti.