Home Attualità G8 Genova, la notte buia della Democrazia italiana

G8 Genova, la notte buia della Democrazia italiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono trascorsi più di 11 anni dalle violenze durante il G8 di Genova e i giudizi partigiani con eguale faziosità tra le aule del Parlamento come davanti ad un bancone di un bar lasciano ormai il posto a certezze che si leggono su carte di Tribunali, testimonianze documentaristiche e pellicole ben riuscite. L’irruzione della Polizia italiana, avvenuta nella notte tra il 21 e il 22 luglio 20001, nella scuola Diaz dove alloggiavano no-global provenienti da tutte le parti d’Europa è stata una delle pagine più nere della democrazia italiana. Non si tratta di un giudizio di valore, ma di parole dure contenute nelle righe delle motivazioni della sentenza della Cassazione che ha decapitato gli ex vertici della polizia. Affermata “l’intenzione proditoria delle forze dell’ordine” per vendicare di disordini di poche ore prima e accertato “il danno d’immagine alla Nazione intera uscita screditata agli occhi del mondo intero”, la sentenza 38085, lunga 186 pagine, risulta inequivocabile in alcuni punti: a Genova ci fu “un puro esercizio di violenza da parte della polizia di una gravità inusitata”, scatenata “contro persone all’evidenza inermi, alcune dormienti, altre già in atteggiamento di sottomissione con le mani alzate e, spesso, con la loro posizione seduta in manifesta attesa di disposizioni, così da potersi dire che s’era trattato di violenza non giustificata e punitiva, vendicativa e diretta all’umiliazione e alla sofferenza fisica e mentale delle vittime”. Una esecuzione esemplare che, sia pur con tempi biblici della nostra giustizia e chiari ostruzionismi politici, è fortunatamente sfociata in una sentenza altrettanto esemplare. Resta la sensazione è che non sia stato del tutto completato l’accertamento di tutte le responsabilità. Ma la sentenza resta comunque una parziale consolazione per un Paese tristemente famoso per le sue stragi impunite.