Le zone molto trafficate o gli ex siti industriali sono pieni di agenti contaminanti per l’aria e il suolo. Recentemente si è pensato ad un modo per bonificare questi siti in modo economico ed ecologico. Una risposta sembra essere la canapa. Cibandosi di ferro, piombo e zinco, la pianta assorbirebbe le sostanze tossiche presenti nel terreno e ridurrebbe le emissioni di biossido di carbonio contenute nell’aria.
La Ecofitomed che si occupa da tempo di trovare una soluzione al problema bonifica, ha scoperto che le radici della pianta posso tra l’altro depurare i fanghi contaminati, riducendo le infiltrazioni dannose nel terreno. I costi per i tradizionali sistemi di depurazione di questi fanghi si aggirano tra i 90 e 200 euro a tonnellata e consistono nel raccoglimento di questi ultimi, nella loro essiccazione e nella combustione.
Con il metodo della canapa, nell’arco di 5 anni le piante raccoglierebbero importanti quantità di agenti inquinanti nelle radici e il legno potrebbe essere utilizzato per la costruzione di mobili e pellet, riuscendo a decontaminare circa 42 mila tonnellate di gas tossico l’anno.
L’associazione ambientalista Canapuglia ha inoltre promosso un progetto per recintare le zone inquinate con una cintura di canapa, impedendo l’utilizzo improprio dei terreni e bonificandolo completamente.
Progetti del genere ridurrebbero la spesa pubblica circa le bonifiche, migliorerebbero la salute dei terreni rendendoli nuovamente utilizzabili e diminuirebbe l’uso di diserbanti e agenti chimici per risolvere il problema.
Fonte foto:http://www.sardiniapost.it/politica/finanziaria-dalle-bonifiche-terreni-per-la-coltivazione-della-canapa-indiana/













