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Italia, una donna matura che non genera figli

Gli ultimi dati Istat hanno rilevato che il Tasso di Fecondità Totale è pari all’1,42 figli per donna. Dunque, ogni donna genera un figlio e mezzo, o meglio, per ogni donna madre, ci sarà una donna non madre, o una donna che genera più figli. Questo valore così basso è tuttavia aumentato dal 2001 ad oggi, grazie agli immigrati. Infatti, sono loro che generano più figli e che non rinunciano ad averne, pur non avendo un’occupazione stabile. Al contrario, le famiglie italiane moderne, preferiscono la vita di coppia, sia per evitare che ristrettezze economiche e stress causati da un basso reddito, danneggino la coppia e soprattutto i figli, sia per mancanza di tempo nel caso di lavori molto impegnativi. C’è da aggiungere che l’aumento dell’età delle madri implica un ulteriore abbassamento del potenziale procreativo. Il fattore istruzione e soprattutto un’educazione sessuale, hanno abbassato il numero delle nascite. In più, il fattore salute incide fortemente sul tasso di fecondità. La riduzione della fertilità maschile e femminile dovuta al cambiamento delle abitudini alimentari e all’esposizione continua a radiazioni provenienti da computer e dispositivi wireless, nonché l’assunzione di farmaci, ha considerevolmente ridotto la prolificità di coppia. Analizzando la statistica dei paesi per tasso di fecondità totale, l’Italia risulta in 174esima posizione su 195 stati considerati dalle Nazioni Unite, con un tasso di fecondità pari a 1,38 per le Nazioni Unite e 1,42 per l’Istat. Per il CIA World Factbook si trova al 192esimo posto su 194 stati per natalità. Dopo di lei, Malta, Croazia, Russia, Grecia e altri paesi colpiti dalla crisi, che ha avuto un effetto rilevante sulla dimensione delle famiglie italiane. Nella seconda classifica, solo il Giappone e Hong Kong hanno dei tassi più bassi per tradizione.

Uno degli effetti di questo basso TFT è la riduzione della dimensione dei cluster (dell’insieme) degli individui più giovani e l’ampliamento di quelli over 66. Dato il prolungarsi della vita media,  l’Italia ha ritenuto opportuno posticipare la soglia dell’età pensionabile, incidendo negativamente sull’ingresso degli individui in età lavorativa nel mondo del lavoro e sull’efficienza dei  lavoratori impiegati di età avanzata. Tutto questo ha ridotto la spesa pubblica per l’istruzione e il lavoro, sfavorendo i giovani, ed ha aumentato quella relativa agli over 65 e over 75, se pur in maniera non efficace.

 

Fonte dati: Istat 2012