Home Attualità La “Buona Scuola”non va giù, continuano le proteste contro la riforma

La “Buona Scuola”non va giù, continuano le proteste contro la riforma

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse 05-05-2015 - Roma - Italia Cronaca Manifestazione contro la riforma della "Buona scuola". Nella foto Photo Vincenzo Livieri - LaPresse 05-05-2015 - Rome - Italy News Demonstration against the reform of the public school

A Lecce si è svolta sabato l’ennesima protesta contro la riforma sulla scuola del Governo Renzi. Accanto alle manifestazioni collettive degli studenti, sono numerose quelle degli insegnanti. In Sicilia e in Campania sono ancora più alte le grida di maestri e professori. Una delle più importanti c’è stata il 23 ottobre a Piazza del Plebiscito e ne ha dato il via a molte altre. Satirico il «gratta e vinci» un contratto a tempo indeterminato creato ad hoc per l’occasione .Flc-Cgil di tutte le province della Campania, FGU, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda hanno movimentato il centro storico e piazza del Plebiscito al grido di “Vogliamo una scuola pubblica, libera e democratica”. Gli obiettivi principali per i quali in questo periodo gli insegnati e gli alunni scendono in piazza sono due: rinnovare i contratti e cambiare la legge 107. Nella legge è precisata la volontà di innalzare il livello di preparazione degli alunni, potenziando l’orario scolastico e i laboratori;tuttavia i tagli alla scuola, ai contratti, la precarietà galoppante, non consentono di poter fare ciò. L’insufficienza dei materiali scolastici di base come carta igienica e sapone soprattutto negli istituti primari denotano un’ulteriore contraddizione rispetto al piano di ammodernamento dell’industria scolastica. Infatti, se da un lato mancano i soldi per assumere a tempo indeterminato i docenti, per dotare le scuole di materiale primario e per rendere numerose palestre agibili, dall’altro diversi istituti superiori sono dotati di tablet, lavagne e registro elettronici.  Molti professori, soprattutto quelli prossimi alla pensione, non si sentono in grado di usarli. Si tratterebbe dunque di risorse finanziare gettate al vento e convertibili in nuovi contratti e testi digitali, diminuendo la spesa pro capite per i libri degli studenti.

 

 

 

fonte foto:strettoweb.com