Home Attualità La Merkel torna a guidare la Germania e l’Italia sta a guardare

La Merkel torna a guidare la Germania e l’Italia sta a guardare

Angela Merkel ha vinto per la terza volta consecutiva le elezioni tedesche. La Cancelliera ha emulato il primato della Lady di Ferro Margaret Thatcher, conquistando il 41,5% dei consensi. I motivi per il rinnovo del suo mandato, sono tanti, ma tre sembrano essere quelli più importanti:

una politica di stabilità che ha suscitato e mantenuto la fiducia dei tedeschi nel governo di coalizione;

una politica monetaria trasparente e decisa;

una politica a favore dell’occupazione e dell’integrazione degli immigrati dal sud Europa.

Grazie a una direzione di governo che tenesse bene a mente questi cardini, la Germania è oggi uno dei paesi con la disoccupazione più bassa pari al 5,5%. I continui controlli fiscali, garantiscono la quasi impossibilità di evadere le tasse, a meno della cosiddetta realizzazione dei contratti “grigi”, ovvero contratti di assunzione che non dichiarano la reale retribuzione del lavoratore, né il numero esatto di ore di attività svolte. In questo modo, il datore di lavoro dichiara allo Stato i suoi dipendenti, ma versa minori contributi al dipendente dal punto di vista dell’assistenza sanitaria e pensionistico. L’unico problema della Germania è la chiusura verso gli immigrati di alcuni Bund, ovvero stati federali. Infatti, nonostante l’Unione Europea abbia sancito con il Trattato di Lisbona una politica di integrazione piena per i cittadini provenienti da uno stato membro dell’Unione Europea e che si spostano in un altro, alcuni Bund non accettano nel mercato del lavoro e per l’erogazione di alcuni servizi, persone che non siano di madre lingua tedesca.

Tuttavia, in una situazione in cui la manodopera a basso costo è necessaria per una ulteriore crescita economica dello stato tedesco, presto si assisterà all’apertura anche di queste zone d’ombra.

L’Italia, invece, cosa fa?

Resta sempre ferma, poiché la tanto pubblicizzata instabilità politica, blocca qualsiasi decisione che faccia crescere realmente l’economia del paese.  L’instabilità è vista come causale per la mancata realizzazione di un piano per l’occupazione e il reintegro nel mercato del lavoro. Dunque, dovrebbe sembrare giustificato e normale assistere alla crescita della disoccupazione oltre i limiti europei, arrivando a constatare che il 39, 5 % dei giovani non ha un lavoro.In una situazione in cui il disavanzo pubblico supera il 3,2%, anche se l’Italia dovesse riemergere dalla crisi, si troverebbe comunque ad essere in forte debito con l’UE per le salatissime multe da milioni di euro che dovrebbe pagare. Chi ha realmente provocato questa crisi in Italia? Se a livello mondiale la condanna è stata inflitta al colosso americano Lehman Brothers, nella realtà dei fatti, il Bel Paese è stato il meno toccato dalla crisi, grazie a un mercato conservatorista e poco speculatore. La vera accusa dovrebbe essere indirizzata invece alle multinazionali e alle grandi imprese che hanno usato la recessione economica per smantellare e trasferire propri impianti in economie più povere, come la Polonia o l’Ucraina, per pagare meno tasse e retribuire meno i dipendenti, provocando il licenziamento di migliaia di lavoratori italiani.

Meno posti di lavoro, meno reddito per pagare i debiti e le tasse, uguale crisi del settore pubblico.

L’eliminazione di gran parte della burocrazia, potrebbe essere il vero tonico per l’Italia. Un governo di coalizione vera come quello tedesco degli ultimi tre mandati, sarebbe da emulare, non da criticare come ben sanno fare molti politicanti italiani, pur se essendo parte dell’attuale governo.