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Legge Rajoy e Legge Hollande,la Spagna fa un passo indietro sull’aborto e la Francia sulle unioni gay

Il progetto di legge Rajoy, promosso in Spagna lo scorso dicembre, ha destato non poco l’attenzione dell’opinione pubblica. Tantissime donne europee sono rimaste piuttosto scosse da una legge che prevede l’aborto solo in caso di violenza sessuale e pericolo per la salute della donna. Due giorni fa, il progetto di legge promosso dal Presidente francese Hollande a favore delle unioni gay e della procreazione assistita per le madri lesbiche, è stato ritirato. In Europa si teme in entrambe i casi il pericolo di emulazione.

Vediamo le ragioni.

La legge Rajoy si dimostra piuttosto bieca per due motivi.

In primis, la Spagna, pur se cattolica, ha legalizzato l’aborto e lo ha garantito tempo fa. Approvare una legge di tal risma, vorrebbe dire “regredire” a uno stato in cui la libera scelta della donna non è più un diritto, ma un’eventualità.

In secundis, il medico può accertare un pericolo imminente, nel breve periodo, per la salute fisica o psichica della donna, ma non è in grado di prevedere gli effetti di lungo periodo. Concedendo la libera scelta, lo Stato tutela se stesso, la sanità pubblica e la donna stessa. Inoltre, non è detto che una gravidanza non causata da violenza o non pericolosa per la salute della donna, sia voluta o non abbia nefaste conseguenze sulla vita della genitrice.

L’introduzione di questa legge è una minaccia.

Una minaccia alla libera scelta presente in altri stati europei, come l’Italia, in cui l’obiezione di coscienza rende l’aborto un servizio pubblico “optional”in molte strutture sanitarie. Dopo le manifestazioni di voler abrogare la legge 194, da parte di movimenti come il “Pro Life” e di alcune parlamentari, si teme la marcia indietro come in Spagna.

Il provvedimento che il Presidente François Hollande voleva far approvare questo mese ha una storia più complessa.

Lo scorso anno, volendosi avvicinare all’esigenza di una larga parte dell’opinione pubblica francese, il Presidente Hollande aveva promosso un provvedimento, simile a quello austriaco, per riformulare il diritto di famiglia: liberalizzare le unioni gay, introdurre l’inseminazione assistita per le coppie lesbo e consentire l’adozione a tutte le famiglie. Il movimento “Manif pour tous”, a tutela della famiglia tradizionale ed eterosessuale, è subito scesa in campo contro il progetto, accusando Hollande di incompetenza e amoralità, data la sua relazione extra coniugale con l’attrice Julie Gayet. A causa delle forti pressioni politiche interne al Parlamento, il Presidente ha deciso di non discutere il provvedimento per il 2014 e di rimandarlo a data da destinarsi. Intanto, Manif pour tous ha festeggiato l’evento.

Può il giudizio alla vita privata di un politico bloccare un provvedimento rivoluzionario e che avrebbe sicuramente dato il via a liberalizzazioni di queste pratiche in tutta Europa?

Nel 2014 la risposta è ancora si.