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Tunisia, venti di guerra civile di fronte a noi

 

Se il Mar Mediterraneo, il, Mare Nostrum degli Antichi romani, ha per definizione questa sua secolare tendenza a unire i popoli che si affacciano su di esso, non possono lasciarci indifferenti i tragici eventi che stanno verificandosi a poche leghe a sud della nostra Penisola. La Tunisia, Paese storicamente moderato e da sempre considerato il più occidentalizzato tra i Paesi Arabi dell’area, è sull’orlo di una guerra civile. La “primavera araba” di qualche mese or sono ha infatti determinato risvolti diversi da Paese a Paese, una differenza di peculiarità colpevolemebte trascurata dalla comunità internazionale che si è fatta troppo velocemente abbagliare dal vento del cambiamento. Nel cimitero di Djellaz a Tunisi si sono tenuti i funerali del leader dell’opposizione laica Chokri Belaid, brutalmente assassinato il 6 febbraio in un agguato presumibilmente teso dalle forse estremiste islamiche al governo. La massiccia partecipazione popolare all’evento, al quale per prescrizione coranica hanno preso parte solo persone di sesso maschile, ha determinato lo svolgersi di scontri, sedati dalla polizia governativa del partito islamista Ennhada. Negli scontri, verificatisi anche in altri punti del Paese, è stato fatto persino uso di blindati da parte dell’esercito. Il premier tunisino Hamadi Jebali si è limitato a placare la sua gente promettendo un semplice rimpasto di governo. Misura considerata dagli analisti molto blanda soprattutto se si considera che ci troviamo di fronte a “prove” di democrazia in Paesi “giovani”, storicamente poco abituati a una siffatta forma di governo basata sulla alternanza e sulla rappresentatività. E pensare che fino a qualche anno fa Tunisi era riuscita ad affrancarsi da derive politche fortemente legate al coagulante elemento religioso . Di fronte a noi, c’è una nuova storia da scrivere che merita estrema attenzione. E non solo per motivi di prossimità.