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Madri sempre sul filo del licenziamento

In questi giorni la ONG Save The Children ha pubblicato un rapporto denominato “Mamme nella crisi” che analizza i dati sull’occupazione femminile in Italia tra il 2008-2010, svelando una situazione più che drammatica per le madri inserite nel mondo del lavoro. Nel solo periodo 2008-2009, più di ottocentomila mamme hanno dichiarato di essere state licenziate o di aver subito pressioni di varia natura per licenziarsi spontaneamente in occasione di una gravidanza, anche grazie al meccanismo delle «dimissioni in bianco». Succede così che le donne costrette a lasciare il lavoro per diventare madri sono l’8,7% nel 2009, contro un dato quattro volte inferiore nel solo 2003. Per le donne che sono riuscite a mantenere il loro posto dopo una gravidanza e nonostante la crisi hanno avuto problemi di tipo retributivo e d’inquadramento nella qualifica adatta. Nel 2010, ad esempio è diminuita l’occupazione di tipo tecnico mentre è cresciuta quella che non necessita di particolari specializzazioni: dalle collaboratrici domestiche, passando alle addette ai call center, per arrivare ai servizi di pulizie.

“Le speranze di poterle aiutare sono poche”, ha dichiarato in merito al rapporto di Save The Children il ministro Elsa Fornero che, oltre al Welfare, è titolare del Dipartimento Pari Opportunità. Ricordando a tutti la difficile situazione dei conti, ha aggiunto che “qualcosa però è allo studio per le donne che soffrono di più; si tratta di aree di intervento mirate, circoscritte per massimizzare le probabilità di riuscire”. Un esempio sono i cinque giorni di paternità obbligatoria, le misure sulla social card e sulla non autosufficienza delle famiglie.  Tutti problemi che stanno a cuore al ministro, ma che rimangono solo dei progetti senza un portafoglio adeguato per attuarli.

Storicamente l’Italia non è mai stato un Paese di grande slancio politico-culturale nel sostenere la lotta per i diritti delle donne. Un’affermazione avallata dal fatto che il nostro sviluppo demografico si è bruscamente arrestato proprio quando le donne hanno cominciato ad acquisire un accesso maggiore allo studio e al mondo del lavoro, sviluppo ripresosi con i grandi flussi migratori nel nostro Paese. La situazione discriminatoria nei loro confronti sul posto di lavoro resta però quella che è. Nel 2010 ad avere un lavoro è una donna su due (il 50,6%) se non ha figli, cifra molto al di sotto della media europea pari al 62,1%. Ma scende al 45,5% già al primo figlio (sotto i 15 anni) per perdere quasi 10 punti (35,9%) se i figli sono 2 e toccare quota 31,3% nel caso di 3 o più figli.