Home Attualità Movimento dei forconi, e i politici che fanno?

Movimento dei forconi, e i politici che fanno?

Il movimento nato su iniziativa dell’allevatore sardo Felice Floris, si è fatto conoscere nel 2012 per aver bloccato i trasporti dalle isole verso il resto d’Italia. Il movimento nel corso di un anno si è meglio strutturato, riconoscendo i propri leader in Lucio Chiavegato, artigiano veneto e guida del movimento a nord e Augusto Zaccardelli, segretario nazionale Movimento autonomo autotrasportatori al sud. Il problema fondamentale che si è presentato in questa nuova ondata di proteste forconiane è l’assenza di un’azione strutturata, organizzata, senza infiltrazioni violente di ultras e con un regista preciso. I blocchi sono nati in maniera disordinata a partire da quelli dell’8 dicembre a Torino, poi si sono diffusi a San Giuseppe Vesuviano e in parte in Sardegna, aizzati dall’ultima calamità naturale. Alcuni politici come Beppe Grillo, invece di aiutare e dialogare con i Forconi, cavalca l’onda di scontento globale per farsi propaganda. Altri, come Berlusconi e Renzi si dissociano. In generale, la politica di governo ritiene che il dialogo sia possibile, ma in presenza di un leader definito che abbia proposte concrete e soluzioni all’austerity attuabili. Da questo si evince che odiernamente ne la destra ne la sinistra sanno come abbassare tasse, iva e creare nuovi posti di lavoro. Non si rassegnano all’idea di attuare un cambio generazionale con pensionamenti degli ultra sessantenni in tutti i settori lavorativi; non attuano un’indagine sul campo per verificare se esista o meno un sovrannumero di dipendenti pubblici e nel caso se possa attuarsi una mobilità di tali risorse per migliorare l’efficienza dei servizi ai cittadini; decide di ignorare che il 44% della gioventù è disoccupata. Preferisce vedere le proprie risorse sperperate o perse. Rimane immobilizzata dalla burocrazia.