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Non siete Stato voi

Millenovecentotrentasei euro e ottanta centesimi. No, non si tratta del preventivo del vostro prossimo viaggio in Thailandia o il costo dell’ultimo televisore ad alta definizione. E’ il costo, calcolato al centesimo, di una vita umana spezzata per un evento soprannaturale, il terremoto che ha colpito l’Emilia il 20 maggio scorso. E’ quanto ha sancito la legge italiana che, attraverso l’Inail, ha provveduto a far recapitare il lauto assegno ai genitori di Nicola Cavicchi, morto a 35 anni mentre lavorava nello stabilimento della Ceramica Sant’Agostino, una piccola azienda di eccellenza italiana, sita in Ferrara. Era uno di quei tanti eroi silenziosi che si guadagnava da vivere col sudore della fronte, affrontando turni notturni per provvedere al sostentamento finanche dei propri genitori, in mancanza di moglie e figli. E proprio questa sarebbe stata “la colpa” del Cavicchi: l’Inail ha giustificato l’esiguo importo adducendo come motivo proprio il fatto che la vittima viveva ancora coi genitori che ora hanno perso in un solo colpo un figlio e unica fonte di guadagno. Con l’assegno sono state a malapena coperte le spese del funerale. “Ci troviamo ad affrontare spese di ristrutturazione, mutuo, rata auto e tante altre incombenze – ha amaramente ammesso Bruno Cavicchi, padre di Nicola. “Mi restano a malapena le lacrime per piangere mio figlio”. Una perdita che nessun assegno potrà colmare, ma la dignità un prezzo ce l’ha. Quella che le nostre “Istituzioni”, tra uno spreco e l’altro, hanno perso da tempo.