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Ostaggi uccisi in Libia, la famiglia Failla contro lo Stato: “Non ci hanno aiutato”

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Parole forti quelle della famiglia di Salvatore Failla, che rimprovera lo Stato di aver fatto davvero poco per riportare in Italia il tecnico rapito lo scorso 20 luglio 2015 in Libia, e che giorni fa è stato ucciso. La moglie della vittima racconta di aver ricevuto in passato delle telefonate dai sequestratori, tra cui una il 13 ottobre in cui le hanno fatto ascoltare un messaggio registrato dal marito Salvatore: “Ciao sono Salvo, i miei compagni li hanno portati via, io sono rimasto da solo e ho bisogno di cure mediche, ho bisogno di aiuto. Parla con giornali e tv, vedi di muovere tutto quello che puoi muovere“. La vedova ha anche aggiunto di non volere funerali di stato. La figlia Erica di 23 anni, come la madre, lancia pesanti accuse verso lo Stato Italiano: “Non ci hanno aiutato” – “Ci hanno detto di stare zitti, di non fare scalpore – ha continuato Erica -. Ci hanno detto di non rispondere alle domande dei rapitori. Dov’è lo Stato?. Abbiamo fatto quello che ci hanno detto, ma non è servito a nulla“.

Fonte: tgcom24 e ansa

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