Home Attualità Primarie e partiti: il bisogno di un leader in campagna elettorale

Primarie e partiti: il bisogno di un leader in campagna elettorale

In questi giorni i principali schieramenti politici stanno organizzando la prossima campagna elettorale per le elezioni della primavera 2013. Noi piccoli popolani, sempre operosi ad amministrare i salari per arrivare a fine mese grazie alla crisi e alla cura Monti, ce ne accorgiamo proprio dallo sciame convulso di dichiarazioni dei vari politici di turno, dal lavoro frenetico delle varie commissioni in Camera e Senato ad un disegno di legge che sancisca il nuovo sistema elettorale, ma sopratutto dal maestoso quanto assurdo circo messo su dal Centrosinistra in occasione delle primarie.

La scelta di un candidato leader di partito o coalizione è una prassi abbastanza recente nel nostro universo politico italiano. Da bravi adoratori di tutto ciò che è made in U.S.A. ne abbiamo copiato anche il sistema bipolare costruito attorno a due candidati leader: con il declino delle grandi contrapposizioni ideologiche della Prima Repubblica, il contesto del dibattito politico viene immerso e manipolato dal calderone della comunicazione mediatica. Il leader politico è anche leader della comunicazione mediatica. Un primo esempio ci fu offerto dal duello Berlusconi-Occhetto del 1994, stravinto dal Cavaliere proprio grazie alla sua abile gestione dei media, nonostante.

Ora, in questo sistema accade però che il leader di uno schieramento non venga accettato per semplice acclamazione, nè per la personalità politica che spicca sopra le altre all’interno del partito. Le primarie, dunque, diventano uno strumento semplice ma efficace per permettere agli iscritti del partito, la gente comune, di decidere chi guiderà la campagna elettorale. Il PD, praticamente dall’avvento del Governo Monti, è pronosticato da tutti come il partito con la più alta probabilità di vittoria elettorale ma, per governare il Paese ha bisogno di molte alleanze e trovare un leader che guidi la coalizione tra i vari Bersani, Vendola, Di Pietro, Renzi non sarà facile. Il PDL dal canto suo ha già scelto di non scegliere: non ha elaborato il lutto per la caduta del suo leader Berlusconi nell’ultimo governo, non ha cavalcato l’onda del rinnovamento politico con Alfano, non ha chiarito bene il suo legame con Maroni ed anzi, l’unico punto fermo nella galassia del Centrodestra rimane sempre e solo Silvio. Nel mezzo si trova la coalizione di Centro guidata da Pier Ferdinando Casini che, strizzando l’occhio a Rutelli e Fini, aspetta di capire se c’è l’opportunità di correre da soli per la campagna elettorale o se si dovrà optare per l’ingresso in una delle due coalizioni sopra menzionate. Il M5S poi, resta un incognita, sotto tutti gli aspetti.

Il presidente Napolitano da sempre auspica che, grazie alla politica, il Paese esca dalla crisi;  ai partiti politici sembra però non importare della crisi dell’industria, dei consumi e dei salari; più grave poi è il loro scarso impegno nel farci capire con quale sistema elettorale votare. Si rimane con il Porcellum? Si torna al Mattarellum? E che dire del ventilato semi-presidenzialismo alla francese? Ci saranno liste bloccate? Collegi elettorali? Ci saranno sbarramenti per i partiti al 4%, o al 5%? Tutte queste domande per ora sono rimaste inevase dai partiti, nè si sono ancora discussi dei validi programmi elettorali per far uscire l’Italia dalla crisi. Ma è possibile anche solo pensare alla campagna elettorale con tutti questi interrogativi? E noi gente comune, assistendo al declino della classe politica tutta, questa volta a chi dovrammo delegare il nostro potere?