Home Attualità Roma, base logistica per gli sbarchi. Solo di nome o anche di...

Roma, base logistica per gli sbarchi. Solo di nome o anche di fatto?

L’Europa continua a dividersi sulla questione degli immigrati. Roma sarà la base logistica per i primi soccorsi agli sbarcati e allo smistamento. Roma sarà anche il centro di collegamento per le indagini incrociate per individuare possibili cellule terroristiche tra gli sbarcati. Il controllo delle frontiere verterà maggiormente sulle coste libiche e siriane. La divisione dei profughi sulle quote coinvolgeranno Francia, Ungheria, Gran Bretagna e Spagna a parte l’Italia. A proposito di questo, la Spagna ha proposto di attuare una divisione che consideri PIl, popolazione e disoccupazione di ogni paese. Infatti, stati come la Spagna in cui il tasso di disoccupazione è al 23.2% con una popolazione di 46.507.760 abitanti e il cui Pil pro capite è 27.000 euro, vivono una situazione in cui gli immigrati clandestini vengono sfruttati per lavori irregolari, soprattutto nell’agricoltura, nel mercato nero, nello spaccio e nella prostituzione. Arginare queste emergenze non è possibile se si fornisce manodopera a questi settori. Inoltre, non tutti i paesi riescono ad operare la prima accoglienza, che resta prerogativa dell’Italia per questioni geografiche. Dunque, sembra che ancora una volta il Bel Paese sia stato lasciato solo e senza potere attuare un primo soccorso adeguato per tutti i clandestini.

Le strutture non sono sufficienti, le infezioni in questi centri si diffondono rapidamente, come quella della scabbia lo scorso febbraio. Il trasporto dei gruppi sbarcati da un centro all’altro spesso consente la loro fuga verso altre mete e dunque l’impossibilità di rintracciare la loro identità. Ciò comporta un ulteriore rischio per la sicurezza nazionale e internazionale, consentendo a possibili terroristi di agire indisturbati.

Come risolvere il problema? Un controllo incrociato operato dall’Interpol e dalle polizie nazionali , uno smistamento diretto verso altri paesi UE potrebbe aiutare a controllare gli sbarchi, ma una massiccia integrazione di forze della guardia costiera e di piattaforme in mare aperto consentirebbe agli irregolari di poter essere riportati in patria quando possibile in maniera più rapida e meno rischiosa per la loro sicurezza e quella internazionale.