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Vatileaks: il mistero si infittisce. Spuntano i nomi di due cardinali. E se arrivasse la grazia di Benedetto XVI?

Nella sentenza del processo a Paolo Gabriele, depositata dai giudici spuntano i nomi di due altri cardinali: l’indiano Ivan Dias, prefetto emerito della Congregazione della Dottrina della Fede, e lo svizzero Georges Marie Martin Cottier, teologo emerito della Casa Pontificia dei quali, si legge, la difesa del maggiordomo aveva chiesto fossero ascoltati dalla Commissione Cardinalizia di indagine presieduta dal cardinale Julian Herranz. Una richiesta, scrivono i giudici, esorbitante dai poteri del Tribunale. I nomi dei due cardinali si aggiungono a quelli degli italiani Angelo Comastri, vicario del Papa per la Citta’ del Vaticano e arciprete della Basilica di San Pietro, e Paolo Sardi, gia’ citati nel corso del dibattimento, in quanto Paolo Gabriele ha dichiarato di aver parlato con loro e aveva lasciato capire di esserne stato in qualche misura suggestionato. Circostanza che, per quanto lo riguarda, il cardinale Comastri ha definito “una menzogna”.

L’ex maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, non ha avuto la sospensione della pena: poiche’ la condanna e’ stata di tre anni (anche se con pena diminuita a un anno e mezzo) il Tribunale della Citta’ del Vaticano non ha applicato i benefici di legge della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziario. Lo si apprende dalla sentenza pubblicata oggi. In ragione della “accertata colpevolezza” dell’imputato, i giudici lo hanno condannato anche “al rifacimento delle spese processuali”.

Secondo i giudici vaticani “appare censurabile l’indicazione che, secondo le dichiarazioni fatte dal Gabriele in istruttoria (interrogatorio del 21 luglio), egli avrebbe avuto dal suo padre spirituale di negare le proprie responsabilita’ in ordine alla fuga di documenti riservati e di “attendere le circostanze e salvo che fosse stato il Santo Padre a chiedermelo di persona di non affermare ancora questa mia responsabilita'”. Lo afferma la sentenza pubblicata oggi. Il sacerdote – interrogato in istruttoria – e’ don Giovanni Luzi, della diocesi di Palestrina. La sua indicazione, stigmatizzano i giudici, “sarebbe stata all’origine del suo atteggiamento reticente nella famosa riunione della Famiglia Pontificia del 21 maggio 2012, nel corso della quale monsignor Georg Gaenswein avrebbe esplicitamente contestato all’imputato di essere il responsabile della fuga di documenti”.

GRAZIA DEL PAPA? – Per il maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, condannato a 18 mesi per il caso Vatileaks, potrebbe arrivare il perdono del Pontefice: il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha infatti ventilato l’ipotesi di una grazia papale. Intanto dalla sentenza, pubblicata oggi, spuntano i nomi di due altri cardinali: l’indiano Ivan Dias e lo svizzero Georges Marie Martin Cottier che la difesa del maggiordomo aveva chiesto di ascoltare. “La grazia del Papa a Paolo Gabriele è sempre possibile, il Pontefice può decidere in qualsiasi momento ma non c’è ancora nulla di deciso in proposito”, ha precisato padre Lombardi, durante un briefing con la stampa nel quale ha spiegato alcuni aspetti del dispositivo della sentenza. Lombardi ha spiegato che, in ogni caso, Gabriele sconterebbe eventualmente la pena in Vaticano e non in Italia.

Nelle motivazioni della sentenza si legge che il collegio giudicante ritiene “di dover osservare come l’azione posta in essere dal Gabriele sia in realtà lesiva nell’ordinamento vaticano della persona del Pontefice, dei diritti della Santa Sede, di tutta la Chiesa cattolica e dello Stato della Città del Vaticano; così come tale azione è stata oggettivamente lesiva di diritti ed interessi di persone fisiche ed istituzioni, da cui i documenti illegalmente sottratti pervenivano od a cui erano diretti”.
“In particolare – si afferma – l’azione del Gabriele ha violato non solo il fondamentale diritto alla buona fama e alla riservatezza di tutti i soggetti coinvolti, ma anche il segreto proprio degli atti di un soggetto sovrano”.