Mentre si parla di diritti civili, una start up lancia una provocazione interessante: il fake wedding, il finto matrimonio che secondo gli ideatori del progetto permette di «celebrare l’amore attraverso un rituale simbolico e una festa completamente personalizzata e senza alcun vincolo istituzionale». Una provocazione, in apparenza, che però sta riscuotendo un grande successo per la sua capacità di creare un legame. Ma senza impegni.
L’idea del fake wedding
Ligheia Munizza e Giuseppe Lo Piccolo hanno lanciato l’iniziativa, interpretando un’epoca senza certezze e che predilige la leggerezza. Il fake wedding è quindi just lovers, come recita il claim, sfidando comunque le tradizioni consolidate. Ma come si dipana il finto matrimonio? I passaggi previsti sono quattro: Promise, Memory, Gift ed Heritage. Dunque il rito prevede il ricevimento, la possibilità di divertirsi con gli amici e – perché no – di organizzare gli scherzi ai due “sposi”.
L’aspetto divertente, quindi, permette l’organizzazione di una serata alternativa, di sicuro molto dissacrante. «Un modo di celebrare l’amore in maniera innovativa», spiega il sito Fake Wedding. Che comunque tiene a precisare il grande «rispetto per le coppie sposate o che hanno deciso di sposarsi», lasciando intendere l’aspetto quasi goliardico del progetto.
Perché il fake weeding?
Mimma Infantino, psicoterapeuta, ha fornito una spiegazione sulla radice del successo del fake wedding.
“Ci può essere il desiderio di comunicare agli altri la propria volontà di stare insieme, come nel caso di coppie gay o lesbiche, che non possono sposarsi. O nel caso di separati e divorziati, che per lo Stato sono ancora uniti al precedente partner e nel caso di coppie che semplicemente non si sposeranno mai. Ciò che è importante è che si personalizza completamente il rituale davanti alla comunità di appartenenza”.











