Home Sport Balotelli, la fortuna di essere “nero”!

Balotelli, la fortuna di essere “nero”!

Il razzismo nel calcio non esiste. O, quanto meno, è distillato in dosi assai inferiori a quello inoculato nelle pieghe della realtà quotidiana. Mai visto un allenatore escludere dalla rosa un giocatore di colore, mai visto un Presidente pagare al nero un nero (il calembour rende l’idea), mai visto un Direttore Sportivo che acquista un calciatore tenendo conto dell’estrazione etnica, mai visto un calciatore emarginare dallo spogliatoio un compagno ”abbronzato”. E se a questo aggiungiamo che il calcio africano è in tale crescente considerazione che gli Mondiali si sono giocati proprio in Sudafrica, allora il quadro è esaustivo. Il pallone è un esempio cristallino di microcosmo multietnico e cosmopolita. Certamente più di tante sfere sociali e professionali. Allora perché il calcio è sempre tacciato di razzismo? La risposta è in un semplice versatto satanico: quel “buuuu” che i tifosi elargiscono ai giocatori (avversari) di colore e che è diventato l’onomatopeico dell’abiezione. In realtà è solamente un modo per cercare di innervosire chi gioca contro la propria squadra provando a colpire un possibile nervo scoperto. Niente di più. In tal senso la letteratura calcistica ci fornisce una vastità di esempi di calciatori vessati, che nulla hanno a che fare con la discriminazione razziale. Partiamo dall’alto, che più alto non si può. A Maradona, prima, durante e dopo le sue vicissitudini, con la maglia del Napoli, negli stadi urlavano la qualunque: “drogato” e “camorrista” erano le paroline più docili. A Paolo Rossi, dopo lo scandalo calcio scommesse, hanno dato del “venduto” in ogni angolo di strada, prima che arrivasse l’assoluzione plenaria del Mondiale 82 che lo incoronò Pablito. Sono recenti la rabbia e le lacrime di De Rossi che si è sentito dire di tutto, pagando la parentela con il suocero, morto in circostanze tragiche legate a presunte connivenze malavitose. E per sovrammercato l’elenco dei giocatori apostrofati come “figli di …” è talmente lunga che non basterebbe una pagina. Un nome su tutti: il mitico ringhio Gattuso. Mito per molti, nemico per tanti. Basti questo per comprendere che l’idiozia da stadio non ha certo matrice razzistica ma solo strepiti dozzinali da tribù, prive di qualsiasi costrutto dietrologico. Eppure di retorica discriminatoria si è tornati ad argomentare non più tardi di qualche settimana fa. Soggetto in questione: Mario Balotelli. Detto Super Mario dagli ammiratori e battezzato Bullotelli dai detrattori. Due nomignoli che estrinsecano al meglio la dicotomia del personaggio: tanto esuberante ed esplosivo tecnicamente, quanto aggressivo ed irriverente. Uno che non la manda a dire, che in campo litiga anche con se stesso e che più di una volta ha zittito con gesti di dubbio gusto sia gli avversari che la curva rivale. Roba pesante per un ragazzo che ha poco più di 20 anni e che una volta si permise di irridere il Pallone d’Oro Cristiano Ronaldo.  C’è chi lo chiama “carattere” (termine abusato ma dall’accezione mai ben definita) e chi la cataloga come arroganza. Fatto sta che l’attaccante dell’Inter è puntualmente bersagliato di fischi e “buuuu” che gli si riversano addosso come un boomerang. Ma il caso di Balotelli apre un nuovo scenario di canone inverso in tema di discriminazione: il presunto razzismo diventa un elemento salvifico. Perché sposta l’obiettivo del suo temperamento – oggettivamente discutibile –  e diventa uno scudo mediatico.  La sua storia di ragazzo adottato, l’infanzia difficile, la crescita turbolenta e tutta la retorica stereotipata del caso  assurge ad esempio pedagogico. Un quadretto oleografico il cui impatto emotivo riabilita l’irascibilità del nostro eroe sdoganandola a virtù paradigmatica, conferendogli una visione garantista che ne definisce addirittura contorni agiografici.

Balotelli, quindi, non solo può andar fiero ma essere grato al suo colore di pelle. Esiste l’orgoglio ma anche la fortuna di essere nero. Super Mario può considerarsi il mentore di una nuova filosofia rivoluzionaria che cambia una tendenza obsoleta. Ed in fondo anche quegli inquietanti ed assordanti “buuuu” per una volta non sono più l’onomatopeico dell’odio, ma semplicemente l’incipit scandito di un simpatico “Buuuuuuu…llotelli!”.