Home Attualità Addio a Hobsbawm, lo storico che denunciò le crepe del capitalismo

Addio a Hobsbawm, lo storico che denunciò le crepe del capitalismo

 

Uno dei più grandi storici contemporanei, Eric Hobsbawm si è spento al Royal Free Hospital di Londra all’età di 95 anni dopo una lunga malattia. Nato da una famiglia ebraica di origine austriaca, dopo la perdita dei genitori negli anni ’30 si era trasferito in Gran Bretagna dove è rimasto affermandosi come un intellettuale di primissimo piano, sempre fedele alla sua impostazione marxista. Bella penna, quella di Hobsbawm, preziosa per gli specialisti, illuminante e di piacevole leggibilità per il pubblico più vasto. Pochi sanno che Hobsbawm è stato in realtà anche un grande storico dell’Ottocento, il “lunghissimo secolo” che faceva iniziare nel 1789 e terminare nel 1914. Interesse rivolto alla storia del movimento operaio, alle diverse manifestazioni storiche della rivolta sociale fino alla genesi delle ideologie nazionalistiche. Mirabili le sue riflessioni sulla genesi della società di massa, del capitalismo moderno, dell’imperialismo, del nazionalismo e soprattutto il ruolo predominante della borghesia. Un’analisi che fatto da sostrato ideologico a quello che che sarà il suo libro più noto e controverso, pubblicato nel 1995 e capisaldo degli studi di scienza politica: Il secolo breve. Si tratta di un’ampia sintesi della storia del Novecento, che si apre con lo scoppio della prima guerra mondiale e si conclude alla fine degli anni Ottanta con la fine dei regimi comunisti nei Paesi dell’Est. Occidentale ma non occidentalista, aveva studiato l’Occidente nel tempo nel quale questo è stato al centro del mondo, motore del progresso, sociale, politico, tecnologico, economico. Irriducibilmente marxista e anti-colonialista aveva sempre percepito la centralità di questo come un fenomeno storico, non un destino.La storia per lui aveva continuato ad essere quella che aveva insegnato dalla fine degli anni ’40: una lotta tra il capitalismo e gli esclusi da questo. In un periodo come questo in cui i capisaldi del nostro sistema economico mondiale iiziano a vacillare minando delicati equilibri sociali, le sue lezioni ci paiono tutt’altro che anacronistiche.