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Il Metropolitan Museum di New York dedica una mostra al grande stilista Charles James

Charles James (1906-1978), leggendario artista della moda, egomaniaco, geloso delle sue opere come pochi, perfezionista fino all’ossessione e assolutamente geniale, descrisse la materia dei couturier come «ciò che è prezioso, ha proporzioni perfette, e, benché in modo discreto, è libidinoso». La passione espressa dalle linee morbide e sontuose dei suoi magnifici abiti da sera, così come dai tailleur, i vestiti, i cappotti e le grandi e fluttuanti mantelle è infatti evidente in ogni dettaglio. Fu certo scandalosa, in creazioni come l’abito da sera di taffetà di seta pesca e arancio realizzato nel ’48 e l’abito a «paralume» del ’55, che ben poco lasciavano all’immaginazione e in cui ben chiari erano i riferimenti agli organi sessuali femminili e maschili, ma che furono comunque indossate e sfoggiate in occasioni pubbliche di prestigio. E fu ben apprezzata dalle signore delle famiglie più potenti del mondo, nordamericano e newyorkese in particolare, specialmente tra gli Anni 40 e 50, il momento d’oro dello stilista, quando al cinema Grace Kelly e Audrey Hepburn incantavano il mondo e facevano desiderare a ogni donna d’esser vestita nello stesso modo.

Nato e cresciuto in Gran Bretagna, James si dedicò fin da molto giovane alla moda e ben presto fece parte dei circoli più esclusivi tra Londra e Parigi. Nel ’39 si trasferì definitivamente a New York e nel ’45 aprì il suo salon al 699 di Madison Avenue. Ora il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di Manhattan, fino al 10 agosto, gli dedica la retrospettiva «Charles James: Beyond Fashion», in cui presenta un’ottantina delle sue più importanti creazioni, realizzate tra gli anni 20 e la fine dei 70.

Nel visitare la mostra si viene trasportati in un mondo di sogni in cui ci si immagina, nella prima sezione, d’essere nel bel mezzo di un gran ballo di un film d’epoca o di un romanzo dei più grandi classici. Ma anche nella seconda sezione, dedicata al prêt-à-porter, si continua a sognare con abiti che sarebbero attualissimi e anche oggi i più chic sulla piazza. Primo fra tutti il «taxi dress», creato nel 1932 e chiamato in questo modo perché così facile da indossare che poteva essere infilato, o anche essere agevolmente tolto, in fretta e furia, sul sedile posteriore di un taxi.