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Jean Paul Gaultier dice addio alla moda

Il miglior modo per dire addio? Sorridere. E salutare con una battuta che fa divertire. È la lezione impartita da Jean-Paul Gaultier, lo stilista che ha annunciato qualche settimana fa, con una lettera al quotidiano WWD, la decisione di chiudere la propria linea di prêt-à-porter e di presentare l’ultima sfilata della sua carriera.
Ed ecco il mega-show pensato per dire Au revoir: nel teatro Grand Rex di Parigi, con gli ospiti seduti come di fronte a uno spettacolo, va in scena l’elezione di Miss Gaultier, con tanto di Rossy De Palma a fare da madrina, miss divise in temi (meteo, Tour de France, moglie di calciatore etc) e premio finale alla modella Coco Rocha. Nello show, non mancano le trovate geniali, come la decisione di fare un tributo alle redattrici di moda preferite, con le modelle abbigliate e pettinate come Suzy Menkes, Franca Sozzani, Carine Roitfeld e Emanuelle Alt (assente Anna Wintour, rea di non aver mai considerato Gaultier negli ultimi dieci anni).

           Gaultier dice basta: è la fine di un'era

Il pubblico è giustamente in delirio, l’atmosfera fuori dal teatro è da concerto rock, con i fan assiepati di fronte alle uscite. Il fatto in sé, però, oltre le dichiarazioni e oltre il bellissimo show, è piuttosto triste. Uno dei geni della moda di ieri ha chiuso il suo business: d’ora in poi si dedicherà soltanto alle collezioni e alle sfilate d’alta moda, che poi altro non sono che un immaginario pomposo e necessario per tenere viva l’immagine di un marchio e vendere, in licenza, occhiali, accessori e profumi (quest’ultimo, business davvero redditizio per Gaultier).

È la fine di un’era? No, è il termine del cammino di un creativo. Rivoluzionario e geniale, Gaultier negli ultimi anni non ha proprio eccelso per creatività e idee. Forte nel marketing ma debole nelle collezioni, il suo operato di oggi si scontra con le collezioni miracolose e leggendarie del passato. In un certo senso, questo designer è il simbolo di un mondo che si è chiuso in se stesso e nel proprio atelier senza intuire i cambiamenti forti e drammatici avvenuti anche nel fashion system.
A Milano, Jeremy Scott è riuscito a dare vita e impulso a Moschino, con una strategia molto simile a quella intrapresa nel passato da Gaultier. A Parigi, la stessa cosa non è riuscita a Jean Paul, che forse davvero ha bisogno di nuova linfa e di un nuovo direttore creativo (qualche grande gruppo farà presto una proposta d’acquisto?).

Il suo potenziale e la sua fama nel mondo sono intatti e pronti per essere illuminati di nuovo. Al momento, non resta che sorridere con un po’ di tristezza nel cuore: mentre tutti applaudono il finale dello show, resta chiaro che se ne sta andando un nome che ha fatto la storia della moda dell’ultima parte del Novecento.